domenica 23 marzo 2008

Amarcord della cascina.- seconda parte

Si chiamavano, si spruzzavano ridendo contente ma la loro genuina curiosità era tutta per me. lo non facevo il bagno in camicia (in quella camicia larga di tela grossa e ruvida che, anche bagnata, non aderiva al corpo e non compensava quindi la lunga attesa degli sguardi avidi in paziente attesa) io avevo il "costume da bagno"! Le gambe erano nude e il giovane seno si delineava spavaldamente. Certo non era uno dei quei costumi del giorno d'oggi che ben poco lasciano all'immaginazione ma era pur sempre, per quei tempi, audace e - per loro - irraggiungibile. Un giorno l'ho lasciato indossare alla Daria che ne rimase affascinata. Bionda e ben fatta, con le guance accaldate non smetteva di specchiarsi nel vetro della finestra e quando, alla fine di quelle vacanze le ho detto che poteva tenerlo è diventata rossa rossa, ha abbassato la testa e, all'improvviso, mi ha buttato le braccia al collo dicendomi piano "se spuse en sior, tel turne!)> (se sposo un uomo ricco te lo ricompro).Si concedeva così la gioia di accettare tacitando il suo ben radicato orgoglio contadino.
Le porte delle cucine delle varie famiglie erano quasi sempre aperte; spesso avevano accesso dal portico. Le ricordo fresche e semibuie; le donne, spose, madri, nonne erano sempre affaccendate nelle cure dei figli, degli animali, dei loro uomini.
I bambini (tanti) non avevano molto margine per i capricci: sculaccioni frequenti stroncavano precocemente le piccole ribellioni e la sberla improvvisa faceva comparire sorrisi divertiti sulle labbra di chi, magari da poco, ne aveva schivata una. I ragazzi cominciavano presto a "dare una mano". Si alzavano tutti poco dopo il canto del gallo e ci si coricava presto. Ma un bel margine per il ritrovarsi era sempre garantito. Quasi sempre all'imbrunire, dopo la parca cena ragazzi, adulti e anche i più anziani si portavano la sedia all'aperto; si disponevano in cerchio e mentre molti ascoltavano, i pochi che parlavano riuscivano sempre a catturare l'attenzione.
Avvenimenti quotidiani, per lo più legati agli animali o al lavoro dei campi. Ma, sempre attesi, erano i maliziosi commenti sullo sbocciare dei freschi amori, dei taciti corteggiamenti, delle studiate ritrosie delle fanciulle. Serate particolari che il ricordo non può rendere più deliziose. E quando ci si ritirava perché l'ora era giunta e le zanzare non davano tregua gli sguardi d'intesa erano rivolti, già, al domani.
Poi... c'era l'evento più atteso e importante: la vendemmia. Tutti sparsi nelle vigne, uomini, donne e ragazzi di tutte le età ci si dava da fare per staccare i turgidi grappoli che si adagiavano amorevolmente in gerle capaci che robusti uomini si caricavano sulle spalle per rovesciarle sul carro. E quando, stanchi, felici e affamati ci si accingeva a rientrare, i più svelti e fortunati riuscivano a saltare su quel carro per fare l'ingresso in cascina cantando a squarciagola.
Nel vasto cortile sassoso le donne, che non erano scese tra i filari, avevano approntato il pranzo per tutti. Io mi divertivo molto ad aiutare in quella preparazione e perciò sgattaiolavo via per tempo dai campi per partecipare a quel rito.
Su robusti cavalletti venivano poste lunghe assi rettangolari che, ricoperte di carta bianca, davano proprio l'idea di un festoso banchetto.
Piatti, bicchieri, pane e tante, tante polente frutto del contributo di tutte le famiglie che ne cuocevano anche più d'una. Sempre all'aperto su di un fuoco acceso tra grosse pietre, un treppiede di ferro sosteneva la bassa, larga padella di ferro col lungo manico nella quale soffriggeva il burro profumato e salato nel quale venivano versate le uova per essere servite con la polenta (due per ogni partecipante). Tanta insalata, qualche fetta di salame, la formaggella fatta in cascina, qualche fiasco di vino e due o tre secchi di acqua freschissima (unica cosa di cui ci si poteva servire a volontà). Sul finire compariva una fisarmonica e tra frizzi, punzecchiature di zanzare e risate si inserivano i cori, timidi sulle prime e poi, con concorso di tutti, perfino troppo sonori.
Oggi, dolcemente, trascrivendoli ho impreziosito i miei ricordi; li trasmetto come una fiaba che avrebbe dovuto cominciare con un nostalgico, intrigante: "C'era una volta...". r.m.

12 commenti:

Luigina ha detto...

Prima me la son bevuta tutta d'un fiato e adesso me la vado a rileggere per gustarmela fino in fondo, anche perchè con questo tuo splendido amarcord hai aperto numerosi flashback anche nella mia mente.

Renata ha detto...

Luigina...ci voleva una bella iniezione di ottimismo ! Lieta che tu abbia letto con piacere. Ho vissuto senza videogiochi, senza T.V.sognando almeno ...la bicicletta! Eppure, sono sopravvissuta! Che tempra!

Renata ha detto...

A proposito di flashback, scrivi un bel amarcord sul tuo blog. Lo leggeremo tutte volentieri ! Che ne dici ? Ci conto e, in attesa, grazie ancora.

JANAS ha detto...

bellissimo racconto di vita vissuta..ah come mi riconosco mentre andiamo in giro per la campagna io con mio fratello e i miei cugini...e le vendemmie...
o le grandi mangiate di piselli crudi o di ceci, o fave..o altre erbe e bacche!
ancora da noi d'estate in paese c'è il rito dopo cena, di uscire al fresco..ciascuno con la propria sedia, dove anziani raccontano dei tempi andati, dove chi passa si ferma per un saluto e una chiacchierata!
ma io ero una bambina come te..con il magico cappello a cilindro!! ogni pomeriggio mio padre e mia madre, prima dell'apertura del loro negozio mi portavano alla vigna ...che c'era da potare, da controllare gli alberi da frutto, zappettare, sistemare al sole le cipolle..e mentre loro facevano tutto questo, io spaziavo con la fantasia e partivo all'esplorazione sola o con mio fratello, dei territori circostanti, fra brezze leggere o raffiche di maestrale che facevano perdere l'equilibrio, e mi sentivo invincibile..un tuttuno con quella natura..che sentivo madre, buona, solidale, parlavo con lei, e cantavo...cantavo come una matta..tanto ad ascoltarmi solo pecore e qualche cane...e mio fratello ...che lo sapeva che tanto ero matta!!
grazie ..guarda che ricordo hai tirato fuori!!

Jasna ha detto...

Renata, ho finito di leggere il tuo racconto con un po' di nostalgia. Mi sa che hai risvegliato in ognuna di noi dei ricordi messi nel cassetto e dimenticati. Per una vita più frenetica e veloce. Nonostante la mia età, ho fatto in tempo a camminare scalza per prati a rubare pannocchie, a fare il bagno nuda per non farmi scoprire da mamma, nel mese di maggio. E poi la cosa che forse mi manca di più , sono i racconti di mia nonna, che ogni volta sembrava che raccontasse favole che iniziavano con : C'era una volta. Grazie un abbraccio.

Dama Verde ha detto...

Renata, questi tuoi ricordi ricompongono in modo egregio, il nostro passato.
Un passato spazzato via dalla tecnologia, dalla città che si è allargata e che si allarga - a scapito di quei piccoli deliziosi paesi dove la vita ha o meglio, aveva, tutt'altra "forma"

Quei particolari, poi, le lenzuola ruvida, ma profumate di lavanda, il sapone di Marsiglia, le ragazze al fiume ....

E' un racconto-poesia il tuo, Renata. Con fatica me ne distacco (è la seconda volta che vengo a leggerlo - come Luigina).

Racconta ancora, amica mia: abbiamo bisogno di te e dei tuoi amarcord.

Ti abbraccio e ti ringrazio.

Ciao!!!

Renata ha detto...

a Dama Verde, a Ianas, Jasna e ancora a Luigina. Noto (ed era prevedibile) che avete tutte una valanga di ricordi da lasciar riaffiorare. Perchè non catturarli e porgerli sui vostri blog per creare curiosità. Se ci sono riuscita io che sono la più lontana da voi..... sarà più facile - tra voi - sorridere di esperienze simili e purtroppo irrecuperabili. In attesa, grazie a tutte e buona nanna!

Luigina ha detto...

E adesso dimmi che coraggio avrai di relegare questo post fra quelli del febbraio 2008:))) Hai innescato una miccia che non si spegnerà tanto presto Renata.Anch'io son cresciuta fino a 18 anni senza TV ma che divertite Renata! Il ricordo più bello delle mie vacanze estive al paese Natale, nella bassa Bresciana, era la gioia che provavo nel togliere le scarpe e camminare a piedi nudi tutto il giorno, entrare in paese sprofondata nel fieno sul carro del mio nonno carico all'inverosimile e le sere passate a "scarfoià" cantando a squarciagola nel cortile alla luce del falò fatto coi tutoli delle pannocchie di granoturco.Mi piacerebbe saper scrivere come te i miei amarcord sul mio blog, ma non sarebbero sicuramente all'altezza dei tuoi. Preferisco riservare brevi flash come commento ai tuoi post. Bellissimi anche i commenti delle nostre comuni amiche. Grazie a te Renata. Un bacione

Renata ha detto...

A Luigina e alle amiche.-Com'è intuibile ho offerto il mio amarcord proprio perchè so di contare sul feeling che si va consolidando tra noi ma, provate ad immaginare l'impatto di chi si accosta per la prima volta e si vede davanti innumerevoli righe quando magari cercava svago immediato, essenzialità o altro. io lo vedo scappare "a gambe levate" e questo mi dispiace. Ecco perchè, una volta che voi l'avete visto gli toglierei - almeno - il primo posto. Baci per tutte.

Dama Verde ha detto...

Da una parte, FORSE, hai ragione: per esperienza personale, so che quando scrivo un post lungo, o non viene letto, o viene letto male, in fretta.
Quando succede, cioè sempre, prima che arrivassi tu, mi infurio per le risposte incredibili che mi vengono date.
MA TU SCRIVI MOLTO MEGLIO DI ME e sarebbe deleterio per tutti se tu lo eliminassi.
Ciao, ti scrivo a parte.

Renata ha detto...

Grazie DamaVerde ! Io davvero, amerei allargare la schiera degli ospiti nel mio blog e ritengo che l'impatto sia sconcertante. Io stessa direi: "mamma mia, che lungo!" e forse ci tornerei nei momenti in cui la predisposizione interiore e la disponibilità di tempo me lo consentono.L'ho pubblicato pensando a voi e considerata la lusinghiera accoglienza che gli avete riservato,posso mandarvelo per e-mail.Perché non sono sicura sull'opportunità di porgerlo a chi si accosta per la prima volta al mio blog. Proprio per non allontanarli. Grazie infinite, care amiche vecchie e nuove, anche per la pazienza. Vi assicuro che ne ho bisogno.

Luigina ha detto...

I post interessanti, anche se lunghi, non fanno scappare nessuno. Al limite uno non commenta.Comunque fa come credi. A me personalmente piace rileggere a distanza di tempo un post che mi è particolarmente piaciuto. Non capisco cosa vuoi dire però con toglierlgli il primo posto. A me risulta che non si possono spostare i post scritti.