lunedì 24 marzo 2008

Amarcord della cascina - prima parte

Giornale di Brescia 7 febb.2000
Bresciaoggi 23 dic.2001
"Passeggiando nella vita" - edito nell'aprile 2005 - pag. 82
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Interminabili stagioni della mia bella, serena primavera, sono state scaldate dai ritmi rassicuranti della vita in cascina. Vi trascorrevo le vacanze estive presso una zia nella campagna di Tormini, nei pressi del fiume Chiese.
In quegli anni la bambina che ero lasciava dolcemente il posto all'adolescente che faceva già delle promesse alla donna.
Ero una brunetta vivace e sull'aspetto esteriore... tutto qui ma, fin da allora, consideravo ciò che sentivo dentro di me come un magico cappello a cilindro dal quale avrei potuto, a piacere, togliere un fiore, una lacrima, una risata squillante, una carezza!
Ero attesa, nella piccola comunità che risiedeva in cascina, con stimolante curiosità: io venivo dalla città, da una casa con la luce elettrica e portavo sempre le scarpe!Tormini: una stradina sterrata, in mezzo al verde, si snodava nella campagna e a un tratto, quasi improvviso il latrare dei cani. All'interno del grande portone sempre aperto i cani, legati a lunghe corde, annunciavano il mio arrivo. Erano due spinoni affettuosi, poi... l'odore acre delle stalle che ospitavano otto mucche, un cavallo e due buoi che vedevo spesso tornare dai campi con le grosse teste curvate dal giogo. Poco distante, in un rudimentale recinto, un maiale grugniva perennemente affamato.
E galline, galline dappertutto; razzolavano tranquille finché il gatto di casa le faceva allontanare starnazzanti. Il canto del gallo provocava i miei risvegli che mi trovavano affamata e felice tra quelle lenzuola ruvide, profumate di lavanda. Nella stessa camera, con il pavimento di legno, un "lavabo", un catino bianco smaltato, una brocca d'acqua e un asciugamano candido, ruvido come le lenzuola. Non c'era lo specchio e io mi davo sempre una sbirciatina nel vetro della finestra. In cucina una tazza di latte e del pane affettato. E poi... fuori di corsa a... inventare la felicità!

In cascina vivevano otto famiglie piuttosto numerose Una piccola comunità quasi autosufficiente, almeno sotto il profilo dell'alimentazione.Con la vendita delle uova e di qualche gallina compravano zucchero e caffè (quest 'ultimo, però, ritenuto comunque superfluo).Ragazzi e ragazze ce ne erano tanti, di ogni età, dai due ai vent'anni e, spesso, ci si ritrovava tutti assieme: si andava a more, o a spiare il lavoro dei bachi da seta che passavano il loro ciclo vitale nutrendosi di foglie di gelso e costruendo il bozzolo, si attraversavano i campi per scendere al fiume. E tutto mi affascinava!
Il pomeriggio del sabato, quando la calura estiva era soffocante, con fare circospetto scendevano (percorrendo lunghi ballatoi) bimbe, ragazzine e giovanette e - anche - qualche ragazza da marito sui diciotto, vent 'anni e (di nascosto dai maschi) ci si recava in riva al Chiese per fare il bagno nelle sue acque gelide.Sapevamo tutte benissimo che, tra i canneti, c'era sempre accovacciato qualche maschietto che spiava le nostre mosse che - anche nell'incertezza - erano sempre più civettuole del solito.
Alle ragazze era consentito il bagno al fiume solo per una questione di igiene quindi, nell'equipaggiamento, era compreso anche un bel pezzo di sapone di Marsiglia che veniva disinvoltamente usato sia per il corpo che per i capelli. Entravano in acqua con una camiciona bianca (corta però fino alle ginocchia e senza maniche) e con i piedi immersi nell'acqua freddissima che spumeggiava nell'impatto con i grossi sassi, infilavano il grosso pezzo di sapone sotto la camicia e si strofinavano ridendo e ammiccando con bisbigli e occhiatine d'intesa e risatine a non finire.

3 commenti:

francesco ha detto...

cara renata, ho letto il tuo scritto con tutta la passione e l attenzione che solo una grande penna puo'dare a un lettore, anche se modesto come me. vorrei sgridarti e molto perche' Devi assolutamente scrivere e pubblicare una raccolta di vita vissuta di pensieri e di futuro che noi tutti, tuoi lettori avidi aspettiamo.quousque tandem abutere patientiae nostrae???quando una persona ha un dono e non lo rende accessibile a molti, non a tutti si intende,priva gli stessi di un grande nutrimento per la mente.quindi ,...scriviiii
un abbraccio francesco il manologo

Renata ha detto...

Caro Francesco, tu non sei solo chirurgo della mano ! Tu intervieni sui sentimenti, sul cuore. Incoraggi e sproni e lo fai con affetto quasi palpabile. Che dire caro Francesco. Che sono commossa ? E' vero ! Che ci proverò? Forse, ma io sono abituata alla verità e non ho inventiva.Però................

Luigina ha detto...

Questo pezzo, infatti, fa già parte di una raccolta di scritti di vita vissuta, già pubblicata e che ho la fortuna di possedere