martedì 21 luglio 2009

Fine luglio 1992.

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Estate, giornate lunghe, voglia di relax, un richiamo al dolce
"far niente" e......... arrivo io a rompere l'incanto !
Voglio solo porgervi una vecchia pagina, inedita, confidenziale.
Così. affettuosamente !
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Fine luglio 1992 –

Riprendo oggi i miei appunti di viaggio. Quel viaggio nella vita che mi riguarda e che in questo afoso mese di luglio, concedo ai ricordi. Ho riletto lo scritto precedente e penso che dovrei continuare con coerenza. Ma non è questo che voglio, voglio solo fissare su queste pagine, i pensieri; e i pensieri non sono mai coerenti non si infilano sempre cronologicamente nella nostra mente. Fluttuano, indugiano, si infiammano, commuovono, riaprono ferite, rinnovano emozioni.

Loro, almeno, sono liberi. Perché imbrigliarli?


Soggiornano con me nella casetta sul Lago di Garda le mie nipoti Roberta e Paola, rispettivamente 17 e 14 anni. Un’età strana, evolutiva, spensierata e piena di aspettative. Le osservo e sorrido pensando che se esprimo un parere sul loro aspetto fisico rischio di affermare qualcosa di prevedibile (ogni scarrafone é bello a mamma soia (;-)) ma non è questo il caso.


Sono entrambe di aspetto davvero gradevole (scrivo gradevole ma penso che sono bellissime) bionde e simili nell’esteriorità sono invece caratterialmente diverse l’una dall’altra. Riservata Paola, impulsiva, imprevedibile ed esuberante Roberta. Note caratteriali in netto contrasto ma con valori di fondo ben ancorati e validi.


Mi piacciono e mi sento gratificata dal fatto che stiano volentieri qui. Nella cameretta a loro riservata due armadi contengono le loro cose personali. Uno per ognuna. Quello di Paola sembra una boutique: le gonne ben allineate, le camicetta opportunamente collocate,le cose più intime ben sovrapposte. Quello di Roberta, appena aperto per una sbirciatina mi rovescia addosso l’intero contenuto accatastato alla rinfusa.


Le guardo, guardo queste figlie del mio unico figlio e rivedo la giovane donna che ero a 22 anni quando Mauro è nato. Anche lui è un figlio profondamente buono ed altruista e lo rivedo com’era all’ età che hanno oggi le sue figlie. Anche lui aveva negli occhi la stessa luce che è data da una bella intelligenza e da una buona dose di humour che non l’ ha mai abbandonato.


Oggi, padre di famiglia, ha il privilegio di avere al suo fianco una donna particolare per la quale nutro un affetto profondo. E' una mamma splendida che ha saputo conquistarsi l’amore delle sue figlie e conservarlo. Ha le loro confidenze, conosce le loro aspirazioni in una simbiosi che io non sono mai riuscita a realizzare. Tutto ciò, amorevolmente, le invidio.

Cosa dire dei miei anni verdi? Sono volati. Ma una sensazione è rimasta intatta dentro di me: mi sembrava, allora, che i mesi avessero il doppio dei giorni segnati in calendario. Per una questione economica, ovviamente. Il mio stipendio che amministravo con parsimonia,finiva sempre troppo in fretta. Così oltre al lavoro in ufficio tenevo la contabilità di una sartoria che aveva dieci dipendenti (quindi paghe, contabilità e recupero crediti).


Saltuariamente operavo per una Compagnia di assicurazioni (ramo vita) visitando i clienti in orari comodi soltanto a loro e per un certo periodo ho tradotto dal francese depliantes illustrativi di prodotti di cosmesi. Naturalmente non potevo trascurare gli adempimenti relativi alla casa, alla cucina e riservavo poco, pochissimo tempo per me senza accorgermi che vivevo l’età più bella senza viverla.


E accudivo mio figlio, ma oggi so che accudire un figlio non vuol dire quello che ritenevo giusto allora, ma molto, molto di più. Che peccato! Se c’è la volontà e l’intelligenza si può trovare il modo di imparare di tutto, ma una scuola per essere buoni genitori non c’é. Ma se ci fosse non servirebbe se non disponesse dell’indispensabile corollario rappresentato dall’amore, da una adeguata disponibilità di tempo.
Richiede salute, comprensione, tolleranza ma talvolta tutto ciò non basta. Ho visto madri di scarso valore e anche di nessun merito ricevere amore e rispetto e ne ho incontrate altre che si sono logorate vivendo nel riflesso dei figli, raccogliere insofferenza e ingratitudine.
Personalmente, volendo analizzare gli eventuali errori ne intravedo uno che ha connotato il mio rapporto di madre. La paura. La paura che l’amore potesse offuscare l’obiettività e oltre a ciò, la stanchezza. Ho lavorato sempre molto fuori casa e i miei rientri non mi trovavano pronta ad affrontare ciò che serve per sedersi vicino ad un figlio, a intuire i suoi bisogni, condividere le sue speranze, cullare i suoi sogni.
Ma non ho rimorsi. Faccio solo delle constatazioni. Non ho rimorsi perché ho fatto sempre e farò finché avrò vita tutto quello che ho potuto con la disponibilità di cuore che la natura mi ha dato e che forse, può bastare perché io amo mio figlio e tutto ciò che lo riguarda mi riguarda. Ecco perché sono tranquilla. Io sono qui e ci sarò sempre. Pronta a riversare su di lui quello che a mia volta ho ricevuto dai miei genitori: l’affetto più grande e più disinteressato. Sono la sua mamma.
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7 commenti:

Alessandra ha detto...

un bilancio comunque positivo cara Renata. Lo penso con sincera ammirazione, alcune madri non lavorano eppure vivono con stanchezza il loro rapporto con i figli.

un abbraccio
Alessandra

ps. grazie per il tuo commento da me stamani! ^__^

Renata ha detto...

Alessandra. Grazie per la pazienza alla lunga lettura, ma hai ragione !

Bilancio assolutamente positivo e, dietro l'angolo ?
Sono curiosissima !Mi diverte guardare chi gioca il gioco prezioso del vivere !

manufatto ha detto...

Cara Renata,
ho letto con grande interesse questa tua pagina di diario e di riflessione. Ho bisogno di elaborarla e pensarci su, intravedo affinità e colgo l'acutezza di certe frasi, in cui un pochino mi rispecchio anch'io come madre. I miei genitori mi hanno dato poco tempo, entrambi impegnatissimi nel lavoro; io ricordo lunghi pomeriggi passati in solitudine (mia madre faceva la sarta e lavorava in casa, ma dall'altra parte della casa, e non mi sono mai addormentata senza sentire il rumore della sua macchina da cucire, perchè il lavoro continuava anche la sera), che mi spingevano a inventare, scrivere e disegnare i miei racconti. Avrei voluto un po' del suo tempo per me, proprio da lei che non ne aveva mai: dopo il lavoro c'era la casa. Così, come quando stringi qualcosa in tasca con la mano, ho stretto a me questo bisogno di 'tempo' e ho cercato di regalarlo ai miei figli. Secondo quello che sapevo, secondo quello che potevo. Lo so, regalavo tempo a loro e alla me stessa bambina. Sono stata abbastanza fortunata da poterlo fare, nonostante il lavoro e gli impegni, ma soprattutto sentivo il bisogno di regalar loro dei bei ricordi, perchè questo è un regalo che nessuna inflazione o terremoto o svendita.. ti porta via.
Ciò non toglie che nel cammino di genitore non abbia incontrato amarezze, non mi sia sentita inadeguata, non abbia inciampato nei miei stessi passi.
Ma la tua pagina mi fa fermare e pensare, e ti ringrazio.
Sai cosa mi ha detto una volta il mio medico, che è anche un amico? che quando ci impegnamo per fare del nostro meglio, con sincerità e amore, quello è davvero il meglio. Indipendentemente da un nostro giudizio futuro, in quel momento non abbiamo gli strumenti per far di più, e va bene così.
E adesso vado a rileggermi il tuo post: abbi pazienza, sono sempre così lunga e quando mi vedo stampata un po' mi vergogno.

Grazie per questo tuo pensiero

manuela

Renata ha detto...

MANUFATTO - Sono sempre belle le tue analisi. E la rua attenta ricerca di riflessione mi fa davvero piacere.
Confermo che se è doveroso fare del proprio meglio(in qualsiasi settore del vivere)è anche vero che- fatto questo -il giudizio di chiunque (compreso o soprattutto quello dei figli)non dovrebbe interferire con la nostra tranquillità interiore.

Ti abbraccio con un bel rumoroso GRAZIE .

Janas ha detto...

Che belle le mamme!
Siete fantastiche, sei una mamma e una nonna in gamba, cara Renata.
Mi è piaciuto questo "appunto di viaggio"!
Un abbraccio
Janas

Paola ha detto...

Cara Renata , ho letto con tanto piacere la tua pagina , e mi sono riconosciuta nelle tue parole . Non sono ancora nonna ma ho due figlie , e posso dire che , oltre che per il lavoro , ho vissuto soprattutto per loro . Ho viaggiato per sedici anni , facendo una media di 130 km. al giorno , con la casa sulle spalle , la responsabilità nel lavoro ecc. La stanchezza era immensa; inevitabilmente ho fatto anche io i miei sbagli , ma sono serena perchè li ho fatti per amore . Non mi sono distratta un momento e , quando rientravo , la più grande felicità era quella di incontrarci tutti a casa . Oggi , dopo anni di fatiche e di qualche inevitabile scontro generazionale , raccolgo i frutti . Ho due figlie intelligentissime , buone , con pochi euri, ma ricche di valori .
Sono serena e felice , perchè ho lavorato tanto , ho sofferto , ma ne è valsa la pena.
Complimenti per la tua bella famiglia e per il bilancio positivo !
Buona notte con un abbraccio

Renata ha detto...

Cara Janas - ti leggo con piacere. E' vero, molte mamme lavoratrici sono preda dei sensi di colpa, ma le invito sempre a rendersi conto che anche il lavoro fuori casa viene accettato e svolto, per dare tranquillità alla famiglia e in particolare ai figli.
E' inutile tergiversare : entro una certa misura i soldi servono.
Buen dia, querida.
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PAOLA - Così dev'essere ! Raggiungere la tranquillità interiore attraverso il convincimento di aver dato il massimo.
Non si può dare o fare di più.
Niente sensi di colta, nessuna aspettativa e poi...

alegria para siempre y buena vida per noi e per i nostri cari.
Un bacio.