sabato 1 novembre 2008

Ponti d'oro alla fantasia !

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E’ palese che la tecnologia e le continue innovazioni, si sono inserite prepotentemente anche nel settore dello svago. Cassette per l’ascolto e per la visione, sloot machine e computer attirano i giovani. Anche le sale giochi dispongono di ogni adescante diavoleria.

Ma per il gioco e nei momenti di svago dei nostri figli, adoperiamoci invece affinché usino la fantasia ! Stimoliamoli, giochiamo con loro o semplicemente lasciamoli fare, togliendo di mezzo tutto ciò che li rende passivi.

Le mie pronipoti credono veramente che la mia borsetta me l’abbia regalata Mary Poppins e mi si accolgono ansiose perché da quella borsa esce di tutto. Ne traggo un foglio di giornale per costruire con loro un cappellino che si tramuta in barchetta. Oppure avvolgendo la parte superiore dell’indice e del medio faccio la piccola sceneggiata di Gigino e Gigetto, oppure, ancora insegno i giochetti che si fanno con le dita o le piccole commediole che esibisco con la mobilità dell’espressione. E l’attenzione è totale.

Ma qualche volta noto, in alcuni genitori, una condiscendenza di comodo, prevalentemente diseducativa.
Poi, d’un tratto vedo l’arcobaleno tra le parole di un giovane, attento papà. L’amico Massimiliano, mi scrive “Sia io che mia moglie vogliamo improntare l'educazione di nostro figlio tenendolo lontano dal consumismo il più possibile, cercando di fargli capire che il giocattolo più bello è la fantasia, ed è un dono che tutto l'oro del mondo non basterebbe a comprare e quando lo vedo creare gli aerei con i legnetti o dirmi "papà, facciamo finta che tu sei... e io sono...", ecco, penso che forse stiamo facendo un buon lavoro.”

Certamente caro Massimiliano, stai facendo con tua moglie un ottimo lavoro e fortunatamente lo fanno tanti bravi, collaborativi genitori. I risultati si vedranno oggi e soprattutto nella società di domani.

In attesa che quei fiori sboccino io, intanto, mi sento meno sola e immensamente più serena. Grazie a tutti i Max e alle loro spose. - r.m.

5 commenti:

MasterMax ha detto...

Credo che Mistral nel post precedente abbia veramente centrato il problema: la troppa attenzione sin dalla culla. E' ovvio che un bambino ha bisogno di tutte le attenzioni, ma deve imparare anche ad attendere, non ad essere soddisfatto sol perché il suo pianto spacca i timpani! Educarli da piccoli che non basta piangere per ottenere qualcosa e questo penso non sia tanto un insegnamento per quando sono piccoli, ma soprattutto per il futuro, per la vita. Vedo tanti colleghi far così: ovviamente non piangono, ma al primo rifiuto li vedo frustrati, abbattuti, mentre magari per me è solo uno stimolo a far meglio, ad impegnarmi per ottenerlo. Forse la chiave di tutto è la pazienza della quale ormai i genitori sono sempre meno provvisti e piuttosto che combattere, cedono le armi senza condizioni, capendo che non è così che si vuol bene ad un figlio, ma preparandolo per le sfide del futuro. Ovviamente c'è anche il momento di dire si e in quel caso, vedi nei loro occhi una luce di felicità che ripaga di tutte le fatiche.
Un abbraccio muccina (minuscolo :D) e l'augurio di un ottimo sabato!

Renata ha detto...

Bellissimo commento sull'educazione che, deve ovviamente, partire dalla culla.

Ma il post in discorso, con inserite le tue stesse parole, verte sulla fantasia come elemento imprescindibile di crescita.

Sono, comunque parole sacrosante.

la bislacca ha detto...

Avrei qualche "mea culpa" da snocciolare.
A mia parziale discolpa posso dire che ho portato spesso mio figlio al cinema. Molto spesso.

la bislacca ha detto...

A Mastermax vorrei dire che il bimbo che piange nella culla ha bisogno di vedere il volto della mamma, ha bisogno di contatto fisico e di carezze.
Anch'io, a volte, ho dovuto lasciarlo piangere, ma mai smettendo di parlargli.

MasterMax ha detto...

Ciao Bislacca, assolutamente vero che il bimbo ha bisogno del contatto fisico, dello sguardo e appunto della voce della mamma, tutte cose sacrosante che mai devono mancare ad un cucciolo. Ma come spesso ormai accade, la stanchezza del lavoro spinge forse ad accontentare eccessivamente. Si parte da quello per poi passare alla troppa tele, ai troppi videogiochi etc. uccidendo così la fantasia e l'immaginazione e rendendo un bimbo infelice perché privo di quegli stimoli che devono nascere da dentro, d'altronde perché sforzarsi se tutto vien già confezionato e servito? Intendiamoci, a parlare è un figlio degli anni 80, che ha visto tutti i possibili cartoni di quegli anni ma che però si sbucciava sempre le ginocchia giocando per strada a pallone. Anch'io ho tantissimi mea culpa dettati dalla totale incompetenza nel crescere un figlio, ma sbagliando s'impara e piano piano abbiamo trovato una dimensione che mi sembra accettabile e che ha portato un bimbo di 4 anni a spegnere la televisione da solo dopo un'ora al massimo per andare a disegnare o a giocare ascoltando la radio. Un abbraccio e scusa la lungaggine :)