mercoledì 28 gennaio 2009

Mamme, lavoratrici a tempo pieno.

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"Devo lasciare il lavoro. Non ce la faccio più, non so più dove trovare le energie per gestire un lavoro a tempo pieno, e due figlie di 4 e 7 anni, considerando che mio marito molto spesso lavora all'estero.”
Esordisce così l’amica con la quale mi sono appena incontrata e pronuncia queste parole con dolore. L’ascolto mentre, angosciata, prosegue :

“ Ho scelto di non fare carriera per potermi dedicare di più alla famiglia. Ho presentato le dimissioni con dolore, dopo dieci anni e buone prospettive, ed ho accettato un lavoro part-time in una ditta piccola dove, di carriera non se ne parla proprio. Però, che amarezza ! Nell'azienda che sto per lasciare è stato fatto capire molto chiaramente alle mamme lavoratrici che di lavorare 6 ore al giorno invece di 8, proprio non se ne parla, perché "il ruolo non lo prevede".

Voglio provare a rispondere da queste pagine per parlare con tutte le donne che condividono il palese disagio di Edvige. Gentile amica, tu metti in luce, con garbo e accorata partecipazione un problema che deve tener conto di esigenze poco conciliabili.

Però, forse un esame obiettivo, basato sulla reciproca disponibilità potrebbe sfociare in aggiustamenti di reciproca soddisfazione. Il punto di vista della donna lavoratrice, (oltre tutto di un certo livello) l’hai illustrata in modo egregio quindi, proverei a scrutare le esigenze dell’altra parte in causa.

Non esiste impresa al mondo che si metta sul mercato con scopi benefici o alte finalità sociali. Lo scopo dell’imprenditorialità è il reddito. E l’accoglienza delle legittime richieste del mondo femminile si traduce in aumento dei costi e l’aggravio farà lievitare il prezzo del prodotto finito, che premerà sulla collettività. Anche volendo considerare marginale questo aspetto è da tener presente che la legge sulla maternità favorisce la donna lavoratrice, ma non certo l’imprenditore che se ha un bisogno effettivo di dieci donne dovrà metterne a libro paga dodici per ovviare alle presumibili assenze per maternità o altro.

Costi quindi che dovrebbero far carico allo Stato e non all’impresa. Forse dovremmo chiedere allo Stato un drastico taglio ai costi della politica e maggior attenzione al sociale, ma certamente il discorso non si esaurisce qui. Però è chiaro che soltanto l’approccio al delicato tema, pone interrogativi di un certo rilievo. Allora ?

Allora, non smettiamo di sperare considerando che la donna ha fatto conquiste non prevedibili soltanto cinquant’anni fa. E il futuro sarà certamente migliore. A piccoli passi s’intende. Un solidale abbraccio all’amica e a tutte le donne che vivono ogni giorno il suo stesso disagio.r.m.

8 commenti:

pia ha detto...

La nostra società ha molti problemi perchè ha per scopo il massimo profitto.
La parità l'abbiamo ottenuta, la carriera mal si concilia con il seguire debitamente la famiglia, il max profitto non da spazio all'aspetto socio-umano.
Se non cambiamo la società in una sana via di mezzo tra vita e lavoro ne vedremo delle belle!
Un pò di rinunce non sono una sconfitta, ma un investimento diverso dal denaro che potrebbero appagarci molto di più.

GlitterVictim ha detto...

L'imprenditore fa il suo mestiere, lo stato dovrebbe tutelare. Se ci fossero più agevolazioni per le donne in maternità probabilmente le italiane metterebbero al mondo più figli.

Jasna ha detto...

E' una dura scelta. io per prima l'ho fatta. devo dire che la mancanza di interessi che vadano al di fuori della famiglia... mi mancano. Ma mi considero fortunata poter stare a casa e seguire personalmente l'educazione dei miei figli. sono convinta che siano fondamentali i primi 3/4 anni di vita. sono altresi solidale con tutte quelle mamme che per motivi economici , non possono permettersi neanche il lusso della maternità. credo debba essere una SCELTA PONDERATA, pensata, discussa con il proprio compagno. E' dura, privarsi di un autonomia economica, di un lavoro che si ama. personalmente ora vedendo i progressi dei miei figli... sono felice di averlo fatto.

Lucignolo ha detto...

Ma delle responsabilità dei papà non si parla ? Sono figli solo delle madri quando occorre far sacrifici per il lavoro ?
Società, e peggio, famiglie maschiliste che non riescono a scardinare meccanismi secolari; e non auspico rivoluzioni ma se vedesse almeno un tentativo di cambiamento di rotta.

E poi, per i cosidetti "imprenditori", quasi tutti i costi di una lavoratrice in gravidanza sono del sistema previdenziale, l'imprenditore deve solo usare gli strumenti messi a disposizione, part-time e contratti a progetto o a tempo determinato. E non scordate che se un imprenditore non riesce a fare impresa rispettando le regole, vuol dire che è fuori mercato; ed anche se fosse, non vorrei mai giustificare chi fa reddito a discapito dei propri collaboratori; occorre sempre la coscienza umana e sociale per fare impresa, il reddito non giustifica tutto, specialmente se è solo il reddito del "padrone".

Per la Donna solo ammirazione e riconoscenza, che è Lei ad allargarsi le spalle e regger le carenze di una società e di un maschio iniqui, irriconoscenti e...
in alcuni casi infami.

Ed una domanda a ulteriore riflessione, cosa farà questa Donna fuori del mondo del lavoro, quando i figli di 15/16 anni, fisiologicamente e giustamente, le diranno, non necessariamente in modo esplicito, che la sua vita non deve essere incentrata su di loro ?!

Buongi Buongi

M!KA ha detto...

L'unico pensiero che mi viene in mente è: non è giusto. Confermo le paure sull'ultima domanda di Lucignolo. Quando questi figli diranno: "E' LA MIA VITA"? Noi, ormai, la nostra, l'avremo persa..

Renata ha detto...

PIA - Grazie per il tuo saggio commento.
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GLITTER - Bersaglio centrato.
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JASNA - condivido. Si tratta di scelte e non credo si possa avere e dare il meglio in due percorsi così diversi. Tu che l'hai fatto con gioia ne trarrai senz'altro tutte le gratificazioni che meriti.
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LUCIGNOLO - Mi risulta che i papà sono attualmente molto partecipi del buon andamento familiare, ma in questa sede si parla di donne perché - quale che sia il contributo maschile in famiglia - la sua possibilità di carriera lavorativa dell'uomo non è in discussione. Sei nel giusto quando affermi che i costi per le assenze di maternità gravano solo parzialmente sull'imprenditore, ma sostituire una lavoratrice assente costa.Ecco perché vedrei con gioia un più efficiente intervento dello Stato, ma il discorso in merito è molto articolato. E premetto che le tue sono ragioni valide,ma l'ultimo interrogativo, caro Luca riguarda un dopo troppo lontanto dal momento della scelta e sai bene che una scelta lascia sempre aperte delle incognite. Il dopo è davanti a noi ad ogni bivio del vivere, ma è al bivio che devi scegliere. Jasna l'ha fatto, altre donne hanno fatto scelte diverse. Come stabilire chi sarà - alla fine - più gratificato ? Ti abbraccio. muccina
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MIKA - strana conclusione la tua. Persa, una vita dedicata ai figli e alla famiglia e ai figli ? Strana definizione davvero !. Sempre con affetto. renata

mistral ha detto...

Quando anni fa mi sono trovata di fronte a questa scelta, non ho avuto dubbi in merito, scelsi di dedicarmi alla crescita dei miei due pargoli, rinunciando alla possibilità di avere un'altra entrata nel budget famigliare. Questo ci ha portato, e ci porta tuttora a fare notevoli rinunce, vivere in quattro con il solo stipendio da poliziotto, non è proprio quello che si dice, navigare nell'oro. Certo è, che a distanza di anni, osservando i nostri figli, siamo orgogliosi del risultato ottenuto, nonostante le molte rinunce e fatiche affrontate.

Renata ha detto...

MISTRAL - ringrazio te e ancora una volta Jasna per le vostre testimonianze. Le scelte sono tali proprio perchè non consentono di fruire di "capra e cavoli" come si usa dire. Ma rimarrò sempre convinta che i figli e la famiglia esigono e meritano prioritariamente la massima dedizione. Uno dei genitori potrebbe dedicarsi ad un lavoro part-time per aver più tempo.Grazie di cuore.