Giornale di Brescia 9 maggio 2006
In piscina, un bimbo di appena dieci mesi schiaffeggia l’acqua con le manine, mentre guarda il viso raggiante della mamma che lo sostiene saldamente per le ascelle e quando risalgono abbracciati e gocciolanti la scaletta laterale, la gioia che li pervade sembra contagiare gli sguardi circostanti. Dalla delicata ma efficacie strofinata nel largo telo di spugna, riemerge un visino arrossato con uno sguardo fiducioso, avido di sensazioni e un ciuffetto scomposto, mentre il sorriso compiaciuto della mamma lo accarezza. La veloce vestizione si compie con disinvolta perizia e quel fortunato bambino viene collocato nel suo passeggino, per la passeggiata tra il verde del parco. Li guardo allontanarsi e le solite considerazioni riaffiorano; le solite, quelle che non riescono ad adattarsi a cambiamenti che possona anche aprire il varco al deterioramento. Un bambino con la sua mamma formano per me un quadro che non dovrebbe subire ritocchi. La piscina è comunale e il parco è a disposizione dei cittadini quindi la fortuna di quel fanciullo non deriva dagli agi che il denaro può procurare, ma dalla disponibilità gioiosa e costante di quella mamma che gli dedica continuamente attenzione, tempo e l’affetto al quale ha diritto e del quale ha bisogno. Qualche volta la vita si dipana malignamente, imponendo separazioni dovute a necessità ineludibili e quando gli eventi impongono ad una mamma, il lavoro fuori casa, nessuno ha diritto interferire. Ma ormai sempre più frequentemente separazioni innaturali tra madre e figlio sono il risultato di scelte almeno discutibili. Qualche volta la donna sente il bisogno di realizzarsi fuori casa, di conquistare indipendenza economica e non si può ritenere criticabile l’aspirazione Quello che non è conciliabile è la coesistenza soddisfacente dei due ruoli. Un’ottima madre e una stimabile professionista? Una madre attenta, disponibile, partecipe e una lavoratrice attivamente efficiente? Se i due ruoli non ne risultano sminuiti ne risulterà indubbiamente intaccato l’equilibrio psicofisico della protagonista. Conosco in maniera approfondita i risvolti del problema. Conosco il rimpianto per il tempo sottratto all’evolversi di una vita della quale si é responsabili.
Conosco la sensazione di sentirsi spiazzati davanti ad un figlio che non si lascia intuire. Potrai riconquistarlo con l’amore che riuscirai a fargli sentire nello scorrere del tempo, ma…….ti sarà comunque un po’ estraneo perché ciò che è perso non è recuperabile.
Questo può succedere anche a madri assidue e presenti, ma penso sia rassicurante la consapevolezza di avere svolto al meglio il ruolo più importante che la natura assegna alla donna. Mi sembra di poter affermare, in forza di un intimo convincimento, che se i figli potessero fruire costantemente del contatto con la propria madre, la società tutta ne trarrebbe vantaggio.
Forse si può mediare tra le diverse esigenze con un impegno part-time da ritenere auspicabile – quando é indispensabile. Ho sentito affermare che non è la quantità di tempo nella presenza materna che determina i risultati, ma la sua qualità. Ma se la qualità è buona e si unisce alla continuità o ad una abbondante disponibilità di tempo non sarà meglio? Non sempre rientrando provati da giornate pesanti si è disponibili ad ascoltare, a sorridere, a cullarsi con i sogni dei nostri ragazzi. E i nostri figli sognano, hanno speranze, tornano delusi…e avrebbero diritto di trovarci ad accoglierli visto che abbiamo favorito il loro ingresso in questo mondo che può anche rivelarsi ostile! Oggi abbraccio le mamme, che per costrizione o per scelta lavorano fuori casa e abbraccio quelle che – potendo – hanno scelto di dedicarsi esclusivamente ai loro figli, ma confesso che a queste ultime io guardo con una buona dose di affettuosa, nostalgica invidia.
Conosco la sensazione di sentirsi spiazzati davanti ad un figlio che non si lascia intuire. Potrai riconquistarlo con l’amore che riuscirai a fargli sentire nello scorrere del tempo, ma…….ti sarà comunque un po’ estraneo perché ciò che è perso non è recuperabile.
Questo può succedere anche a madri assidue e presenti, ma penso sia rassicurante la consapevolezza di avere svolto al meglio il ruolo più importante che la natura assegna alla donna. Mi sembra di poter affermare, in forza di un intimo convincimento, che se i figli potessero fruire costantemente del contatto con la propria madre, la società tutta ne trarrebbe vantaggio.
Forse si può mediare tra le diverse esigenze con un impegno part-time da ritenere auspicabile – quando é indispensabile. Ho sentito affermare che non è la quantità di tempo nella presenza materna che determina i risultati, ma la sua qualità. Ma se la qualità è buona e si unisce alla continuità o ad una abbondante disponibilità di tempo non sarà meglio? Non sempre rientrando provati da giornate pesanti si è disponibili ad ascoltare, a sorridere, a cullarsi con i sogni dei nostri ragazzi. E i nostri figli sognano, hanno speranze, tornano delusi…e avrebbero diritto di trovarci ad accoglierli visto che abbiamo favorito il loro ingresso in questo mondo che può anche rivelarsi ostile! Oggi abbraccio le mamme, che per costrizione o per scelta lavorano fuori casa e abbraccio quelle che – potendo – hanno scelto di dedicarsi esclusivamente ai loro figli, ma confesso che a queste ultime io guardo con una buona dose di affettuosa, nostalgica invidia.

