giovedì 19 marzo 2009

Onora il padre.

Pubblicato nell'Home page de La Mescolanza di Cesare Lanza
Pubblicato ne L'angolo del Webmaster di Ermanno Frassoni
Pubblicato su Bresciaoggi 19 marzo 2009
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Cercando di superare la barriera del pudore, parlerò oggi del mio papà. Lo faccio in questo 19 marzo che festeggia tutti gli eroi del quotidiano che segnano profondamente, in positivo, la nostra società. E' uno scritto pieno d' amore, di rimorsi, di gratitudine.
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Oggi vorrei alzare quel velo, mai mosso negli anni, appesantito da avvenimenti che l’hanno ricacciato nell’ombra, peraltro senza riuscirci. E vedo riapparire il mio papà la sua figura schiva, modesta, che prediligeva l’ombra, che non si è mai imposta e che ha segnato profondamente la mia vita. Lui direbbe “il tu babbo” perché era toscano, nato a San Marcello Pistoiese e con l’arguzia sottile che lo distingueva mi apostrofava talvolta così” Tu hai la lingua lunga e io non ti so tener testa, ma te...tu troverai un bischero che ti farà star zitta. Vedrai !” Penso a lui e dimenticando quello che mi circonda, torno indietro nel tempo...molto indietro.

Rivedo la cucina di casa nostra e rivedo lui, chino verso un tavolino quadrato, basso, mentre rilega i libri di scuola, presi usati o arrivati in casa per la bontà della mia insegnante di italiano (madre Savoldi) che me li regalava dovrei dire usati, ma é meglio dire consunti, finiti, sberciati. E dalle sue mani esperte uscivano pronti a far sfoggio della ritrovata dignità.

E – sempre nella nostra cucina poco illuminata - perché la povertà é stata presente nella mia infanzia e nella vita dei miei genitori manifestandosi anche nell’economia che si faceva nell’uso della luce elettrica, io lo vedo applicare alle nostre scarpine le lucide salvapunte che avevano il compito di salvaguardare il consumo delle suole, ma facevano chiasso e io le odiavo.

Poi ancora lo vedo chino su di un secchio colmo d’acqua nella quale aveva messo a macerare minuti pezzi di carta di giornale, li teneva rimestati per un tempo sempre uguale fino a quando li raccoglieva facendone delle palle che, sgocciolate e riposte ben allineate al sole acquistavano compattezza. Ben solide e asciutte venivano poi bruciate nella stufa della nostra cucina che era l’unica, sola stanza riscaldata durante l’inverno.

Ora nitidamente lo rivedo intento ad un altro pesante lavoro utilissimo alla nostra famiglia. Mio padre lavorava alle Tranvie Elettriche Bresciane come amministrativo, ma lo stipendio non era lauto, e noi eravamo in quattro. Perciò, quando si presentava l’occasione “il mi babbo”, comprava le traverse della ferrovie e le poneva poi in cucina su due cavalletti e per lunghe ore le segava per sottoporle dopo ai colpi dell’accetta facendone pezzi adatti alla stufa che ci avrebbe scaldati tutti.

Lo amavo molto. Non abbiamo parlato molto tra noi, ma lui mi educava assiduamente con la sua silenziosa presenza, con la sua costante operosità finalizzata al nostro benessere. Ma il mio era un sentimento contradditorio; contestavo la sua modestia, il fatto che non si aspettasse niente dagli altri, che non si facesse avanti mai...in nessun caso. Tacitamente contestavo la sua rassegnazione, avrei voluto che si ribellasse e non capivo, allora, che lottava quotidianamente per riuscire a tollerare gli insulti del vivere, la poca salute, la routine di un lavoro poco gratificante. Lui affrontava serenamente il mio sguardo indagatore, mi regalava la sua comprensione e sorridendo indulgente mi apostrofava spesso con una frase, apparentemente sconsolata, “Quanto tu sei grulla! Un tu hapisci nulla”.

Mentre le dita scorrono veloci sulla tastiera ecco ... nuovi flash, bagliori, lampi. Mia sorella ed io lasciammo la casa paterna sposandoci e i nostri genitori intrapresero un’attività di forte impegno. Rilevarono in una zona periferica della città una tabaccheria con annesso bar e trattoria con un grande spazio all’aperto corredato di tre piste per il gioco delle bocce. Un lavoro duro, impegnativo per entrambi. Mia madre curava la cucina mentre la tabaccheria e il bar venivano gestiti da entrambi, a turno. L’orario dalle sei a mezzanotte o oltre ma il guadagno era buono e lui, il mi babbo, quando alla sera ritirava il contenuto “del cassetto” che un vecchio detto indica come “santo e benedetto” faceva dell’incasso un oggetto quasi di culto.

Sistemava le banconote separando quelle rotte e sciupate da quelle ben conservate e le suddivideva secondo il valore. Le stendeva bene con le mani che aveva sempre ben curate e poi le stirava veramente con il ferro da stiro tiepido. Poi riparava quelle rotte e le stirava anch’essa. Il mio babbo non era avaro, ma rispettoso. Rispettava quel denaro che costava fatica e che gli ricordava i tempi in cui non bastava mai.

E poi...rivivo l’ora del commiato quando, tenendo la mia mano tra le sue, mi ha sussurrato: “Te, tu sei forte figliola e non farai come il tu babbo. Tu ti farai valere e arriverai dove vorrai arrivare. Te, tu lo meriti.” (e con un guizzo d’ironia nello sguardo concluse) “Non so come...ma te..ti ho fatto proprio per benino!”. Ma oggi che ho molti anni di più di quelli che lui aveva al momento dell’addio so che non sono riuscita ad assomigliargli, anche se ho tentato, ho tentato sempre.
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19 commenti:

Lucignolo ha detto...

E' molto tenero ciò che racconti, ci intravedo il descrivere un'epoca, e quando concludi il racconto la riflessione che mi resta è questa.

"Io non vorrei assomigliare a mio padre, e non vorrei che i miei figli mi assomigliassero", ...e per fortuna non mi assomigliano poi tanto.

Dunque l'epoca ha la sua importanza o sono solo io che la vedo così ?

Come potrebbe (doverosamente) migliorare un figlio somigliando al proprio padre ?

Spero mi lascino indietro per la mia strada, e che poi se ne trovino una che sia tutta loro.

Ci portiamo dentro le contraddizioni di chi ci ha cresciuti e amati, l'affetto è incondizionato ma le ragioni sono altra cosa.

E noi tutti siamo cuore e ragione (spero).

Un padre per ogni uomo, un uomo per ogni epoca, chissà come ci descriveranno fra... 80 anni ?!

Auguri a tutti i papà !

Grazie Renatuzza per quelli che mi hai porto, buona giornata.

Renata ha detto...

Si, caro LUCIGNOLO, è bello quello che auspichi, ma io - che non sono paziente, che non sono saggia, che non so aspettare, che ho poca manualità, che vorrei cambiare il mondo, che non mi accontento.....ammiro nel mio papà tutto ciò che io non avrò mai.

Ma la logica e la generosità, sono dalla tua parte. Un abbraccione. renatuzza

pia ha detto...

Eh sì, oggi il babbo è vivo e presente più che mai nella nostra mente e nel nostro cuore.
Ricordarsi di lui, per chi non ce l'ha più, non è solo pensare e ciò che era, ma sentire dentro quale grande spazio occupa del nostro averlo assimilato.
"Ciao pà, ci sei, ci sarai sempre".

Claudio Maffei ha detto...

Ho letto il pezzo stamane sul giornale. E mi ha commosso.
Però a mio aviso sbagli a sottovalutarti. Spesso anche gli umili sanno essere grandi, come lo era il tuo papà, ma hanno anche l'intuizione, di vedere quelle qualità che loro non hanno. Ed è giusto, senza montarsi la testa, accettarle.
“Te, tu sei forte figliola e non farai come il tu babbo. Tu ti farai valere e arriverai dove vorrai arrivare. Te, tu lo meriti.” (e con un guizzo d’ironia nello sguardo concluse) “Non so come...ma te..ti ho fatto proprio per benino!”.
Volevi essere una brava ed apprezzata scrittrice, e lo sei diventata. Aveva ragione il tu babbo.

Renata ha detto...

Ciao PIA e grazie di essere passata per condividere sentimenti che hanno un posticino privilegiato nel cuore. Una abbraccione.
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CARO CALUDIO, grazie, ti sento molto vicino e ti sono grata.
Ti abbraccio e ti auguro una buona giornata.

Anonimo ha detto...

:-))
Besitos.............

Zahxara

riri ha detto...

Un bacio e buona notte cara Muccina.
Bello il tuo racconto vero, i padri spesso conoscono i figli, difficilmente si sbagliano,difficile il contrario. Grazie.

Renata ha detto...

ZAHARA e RIRI, vi voglio abbracciare assieme.Farei anche un girotondo con voi che mi siete care. Buona nanna. muccina.

stella ha detto...

Commovente il tuo rapporto con il tuo papà, Renata. Quanta dolcezza in te...
Erano altri tempi e con valori che si attuavano.
Grazie per il saggio commento da me.
Un abbraccio e auguri a tutti i papà!

Luigina ha detto...

Molto bello e commovente Renata questo racconto. Te tu sei venuta proprio benino Muccina: mi par di vederlo e sentirlo il tu babbo tanto lo hai descritto bene in questi flash quasi fotografici. Penso solo oggi alla delusione di qualche papà che ha aspettato invano anche solo un sms di augurio

Renata ha detto...

Ciao Stella.Peccato che mentre lo vivevo, il mio rapporto con lui, lo contestavo, ma sono certissima ancora oggi che l mi babbo sapeva che lo amavo molto.Grazie.
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Cara LUIGINA, sapevo che avresti "sentito" il profondo amore che mi lega alle mie radici. Ero e sono fiera del mi babbo che, è sempre con me.

Luigina ha detto...

L'ho sentito Renata perché questo rapporto l'ho vissuto allo stesso modo anch'io allora col mio babbo e in modo diverso quando son diventata mamma poi e lo vivo tutt'ora che non c'è più. Un bacione

M!KA ha detto...

..resto un pò commossa nel leggerti e rileggerti e rileggerti ancora un pò, in questo post. ..il rapporto tra me e i miei "vecchi" è sempre stato complicato.. ma oggi ti dico un pò del mio papà. Da piccola l'ho amato, profondamente. col crescere i nostri caratteri troppo spigolosi ci hanno allontanato. la sua malattia, anzichè unirci, ci ha gettato a miliardi di anni luce di distanza. sono diventata fredda. chiusa. l'ho odiato. ho combinato tanti guai, troppi. o troppo forti per i miei giovani 15 anni. poi, col passare del tempo, il silenzio è diventato un muro troppo alto da superare. e passano gli anni. in una situazione economica non facile, tra malattia e voglia di vivere. poi.. poi cambio rotta. perchè da sola e in certe situazioni, anzichè trovarmi mi ero persa. cambio io. io per prima. e mi sembra che sia lui ad avvicinarsi. quindi il trucco è tutto qui! continuo a cambiare. e continuiamo a riscoprirci. piano piano. poi parto lontano, tu lo sai. torno per vari motivi e lo ritrovo lì. a guardarmi come quando mia amava da bambina. come quando lo amavo io. ed è bello.
ora un'altra malattia si affaccia nelle nostre vite. mia mamma. spero, però, di essere pèiù forte, e di non fare lo stesso casino. così, oggi, mi hai riportato indietro nel tempo. facendomi sorridere.
un abbraccio forte, alla mia nonna virtuale!

Claudio Maffei ha detto...

E se siamo fatti benino, è merito del nostro papà divino?

Renata ha detto...

Ciao CLAUDIO !
Che domandona !
Non ho risposte in merito, amzi forse quella che ho dato a me stessa non vale per tutti.
Un abbraccione. renata

Renata ha detto...

Ciao MICHELA, in ogni caso e in ogni momento della tua vita ti conforterà il pensiero che i tuoi genitori ti perdoneranno sempre. E....assolvi anche la quindicenne, ribelle Michela che - nel far soffrire - ha sofferto. Tranquilla cara Miki perchè hai saputo dare e ancora darai. Tornando sui tuoi passi ritroverai ciò che hai sempre cercato e il tempo.....+è ancora tutto a tuo favore. Un abbraccione.
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Claudio Maffei ha detto...

Allora posso dire cosa penso.
A me proprio l'osservazione di questo "benino" così vasto, multiforme, variegato, fantastico, intelligente, bellissimo, gustoso, sempre attraente, ispirante, curiosissimo, perfetto, ma che si perfeziona e cresce continuamente, in noi e fuori di noi.
Ebbene un giorno commosso ho pensato che questo benino con cui siamo fatti, non poteva che essere scaturito da un Padre immerso in un ineguagliabile atto di amore.
Ti ringrazio per avermi dato l'opportunità di esprimere questa sensaziome.

Paola ha detto...

Che bellissimo quadro hai dipinto , Renata !!
Un abbraccio
Paola

Renata ha detto...

Caro CLAUDIO, è bello ciò che senti nella parte più intima di te e non sarò certo io a sciuparlo con le parole.
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Ciao PAOLA, se sono riuscita a dipingere con le parole l mi babbo ne sono felice. Grazie, cara Paola. Un bacio.