martedì 22 febbraio 2011

Ricordo sorridente del nostro passato.

Il Giornale - 24 febbraio 2011
Libero .... 24 febbraio 2011
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Del passato rimpiango l'acqua fresca dei ruscelli, raccolta nelle mani unite a scodella, freschissima e pura. L'aria tersa dei monti, l’aria odorosa delle nostre lussureggianti campagne. Le corse a piedi dalla casa alla scuola, nelle strade sicure e semi deserte, le faticose pedalate dalla città al lago, in bicicletta, con la merenda nella borsina appesa al manubrio, le prime uscite serali in primavera per la frequenza alle funzioni in Parrocchia nel mese di maggio.

Ma, sopratutto rimpiango - per ragioni egoistiche - le seggioline fuori dalla porta di casa, che dava sul cortìle, dove i vecchi guardavano la vita svolgersi davanti ai loro occhi che mal celavano il sorriso.

Di oggi apprezzo la tecnologia che alleggerisce a tutti il lavoro, amo il computer che è una finestra sul mondo, ma mi piacerebbe sentire meno astiosità intorno a noi e vorrei percepire un po’ di amore nell’atmosfera che ci circonda e che fosse questo, il vero scopo del progredire.
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2 commenti:

umberto ha detto...

Un ricordo (seggioline fuori di casa). Mamma mi ricordava che quando era ragazzina (anni del primo dopoguerra) " ci si sedeva " fuori la porta ( che dava su un cortile interno,circondato dalle abitazioni, a modo-quasi-piccola-cascina - e che io ricordo era la prima struttura,risalente nientemeno che ai Sumeri, dell'abitazione protostorica); "ci si sedeva per consumare la scodellina di minestra serale"; e tra bambini poteva capitare di fare "uno scambio" ( tu cosa mangi stasera? Riso? io ho pasta, ma preferirei il riso; facciamo "cambio"?). Ed il povero mendicante ( oggi si direbbe il single ormai vecchio, allora senza pensione,in cattiva salute..peggio ancora in povertà) a chiedere la carità ... e la mamma che portava una scodellina anche per lui. ( Ma io ricordo,fine anni 50... nel cortile di nonna Carmela, un altro mendicante con una frase che allora agghiacciò il sangue del bambino di 6-8 anni : " a cercà la carità in kò l'è come cercà un agh in un pagliè / oggi chiedere la carità è come cercare un ago in un pagliaio"). Cara Renata, chi ha pensieri elevati ( e fra poco mi metterò sui miei libri spaccacervello di filosofia... da pensionato studioso ), e perchè allora non avere pensieri piccoli,piccoli,... di una filosofia di vita che rimane nella nostra anima? Vale per pochi? TERMINO, con ultima confidenza: uno di quei mendicanti si sedeva, con attorno i bambini che gli correvano incontro, e si metteva a recitare una filastrocca in dialetto... mamma la imparò a memoria,la ripeteva ai suoi figli piccini (anch'io), e l'ho trascritta qualche anno fa, con qualche incertezza, poi cercando di renderla in italiano,per darle un senso. Buona giornata. (parce mihi sermonis amplitudine).

EMILIO ha detto...

Leggendo il tuo post ho avuto l'impressione di averlo scritto io: stesse scene, stessa ambientazione, stessi personaggi; sola differenza – a parte la firma – l'area geografica. I miei ricordi si collocano nel centro-sud d'Italia: Cassino "porta del sud", Terra di S. Benedetto. Aggiungerei, ripensando alle sedie, quelle dinanzi alle botteghe, dove sedevano le anziane proprietarie in attesa di clienti, che magari non arrivavano; i passanti, però, si soffermavano (si conoscevano tutti) per scambiare due chiacchiere.
Una considerazione mi viene da fare: nord, sud d'Italia, stessa gente, stessa cultura, stesse radici, sia pure con lingua diversa e condizioni economico-sociali diverse. Forse è questo, allora, che ci fa un solo popolo con una sola anima e ci fa ritrovare uniti sotto il cielo della Penisola. Dunque su queste cose, su quei valori, su quell'anima popolare dovremmo impostare le celebrazioni dell'unità nazionale; altro che sulle guerre d'indipendenza e sulla spedizione dei Mille, che non hanno certo contribuito a renderci uniti e concordi nell'accettazione del nostro passato celebrato dall'epopea nazionale. Quanto a quell'atmosfera d'amore che tu auspichi, che io cerco, che certamente ogni italiano in cuor suo vorrebbe, sappiamo chi "ringraziare" per avercela negata: i nostri litigiosi politici, che, nel nome dell'interesse del popolo, si dannano l'anima per la conquista del potere, riuscendo solo a dimostrare di essersi bevuto il cervello e il cuore.
Emilio Pistilli
emilio.pistilli@fastwebnet.it