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giovedì 24 marzo 2016
mercoledì 23 marzo 2016
Oriana Fallaci docet.
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Oriana Fallaci, "La forza della ragione" 2004
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"I terroristi, i kamikaze, non ci ammazzano soltanto per il gusto
d'ammazzarci. Ci ammazzano per piegarci. Per intimidirci, stancarci,
scoraggiarci, ricattarci. Il loro scopo
non è riempire i cimiteri. Non è distruggere i nostri grattacieli, le
nostre Torri di Pisa, le nostre Tour Eiffel, le nostre cattedrali, i
nostri David di Michelangelo. È distruggere la nostra anima, le nostre
idee, i nostri sentimenti, i nostri sogni..."
Oriana Fallaci, "La forza della ragione" 2004
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martedì 22 marzo 2016
Vite spezzate
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1) Serena Saracino -.
Il sogno spezzato della torinese che lavorava per pagarsi gli studi : diventare farmacista in ospedale
2) Elisa Valent – a majorette del paesino, innamorata del medioevo
3) Valentina Gallo - Aspettava la mamma per mostrarle Barcellona
4) Elisa Scarascia Mugnozza - In una famiglia di accademici, voleva fare il medico dei poveri
5) Francesca Bonello - volontaria con il fidanzato per aiutare i bimbi africani
6) Elena Maestrini - Studi da manager e cuore nello sport
7) Lucrezia Borghi - La catechista curiosa del mondo
Si crede che, quando i fiori sono troppo belli, Dio li voglia per sempre nei Giardini del Cielo
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Sorrisi e desideri finti in tragedia:
vite
straordinarie di sette normali ragazze italiane
2) Elisa Valent – a majorette del paesino, innamorata del medioevo
3) Valentina Gallo - Aspettava la mamma per mostrarle Barcellona
4) Elisa Scarascia Mugnozza - In una famiglia di accademici, voleva fare il medico dei poveri
5) Francesca Bonello - volontaria con il fidanzato per aiutare i bimbi africani
6) Elena Maestrini - Studi da manager e cuore nello sport
7) Lucrezia Borghi - La catechista curiosa del mondo
Si crede che, quando i fiori sono troppo belli, Dio li voglia per sempre nei Giardini del Cielo
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lunedì 21 marzo 2016
21 marzo, é primavera !
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Nei rami, le gemme pulsano e premono per
raggiungere il calore del sole e le sforsizie, gialle e cespugliose
compaiono nei parchi e ai bordi delle strade a porgere il saluto
dell’incombente primavera. E queste prepotenti pulsioni che fluttuano
intorno a noi, pulsano anche in noi come a voler portare nuova linfa.
Accogliamo con gioia questi stimoli e dirottiamoli verso qualsiasi
espressione di bontà e di altruismo. Ne trarremo gratificanti riscontri.
GARANTISCO !
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Nonno Luigi ! Amarcord.
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Giornale di
Brescia domenica 20 marzo 2016
Block notes
di renata mucci
Diario di
famiglia d’altri tempio (che sono i nostri)
L’omaggio
a nonno Luigi
Nonostante
l‘età davvero rispettabile, ho l‘audacia di impegnarmi a scrivere un
diario che si propone - attraverso amarcord e vicende personali - di
ripercorrere il mio lungo cammino che si è dipanato, in un contesto storico
veramente di rilievo. E recentemente, è nato in me il convincimento che, anche
dalla fedele descrizione di eventi personali, possa emergere il panorama più
vasto che ha convolto la società nella sua interezza. Inizio con l’omaggio a
nonno Luigi : Nonno Luigi era una omone imponente e leggeva, leggeva di
giorno e di sera al lume di candela e quando trovò l‘Odissea nella biblioteca
Comunale inizio e leggere ad alta voce, ma più che leggere declamava e io lo
ascoltavo rapita. Nonno Luigi leggeva
per vivere la vita che sognava mentre - per sopravvivere in quella reale -
faceva il calzolaio e io o guardavo per ore svolgere il suo lavoro con
quell’attenzione che gli consentiva di ottenere risultati davvero
gratificanti. Lo pagavano spesso con
uova fresche di giornata o verdure
appena colte dall’orto e nonna Virginia esultava in particolare quando,
raramente, arrivava un polletto. La nonna lo spennava immergendolo per un
attimo nell’acqua bollente affinché e piume non andassero dappertutto e poi
cominciava un rito sempre uguale. Apriva
la pancia del pollo ed estraeva il fegato ei cuoricino come oggetti preziosi,
li lavava e sorridendo esclamava : “ Stasera minestra sporca !”. Con le zampe,
il collo e le ali , una costa di sedano e
mezza cipolla faceva un brodo che a me sembrava squisito. E, finalmente,
metà in umido con patate e metà arrosto sulle brace del focolare serviva a
rallegrarci il corpo e l’anima .(continua)
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sabato 19 marzo 2016
Al me papà.
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Giornale di Brescia del 18 marzo 2016
!9 marzo, la festa del
papà e avrei voluto che fosse istituita quando c’era il “mi babbo” per
rendere omaggio alla sua ironia di toscanaccio verace che aveva lo
humour nel DNA. Lo amavo molto e mi incantavo a seguire le sue
molteplici attitudini perché lui sapeva fare moltissime cose, ma
guardarlo rilegare libri sgualciti che compravo usati, era uno
spettacolo veramente affascinante. Artigianalmente, in casa, con pochi
attrezzi si metteva pazientemente
all’opera e questi volumi uscivano dalle sue mani, rinnovati e belli. Mi
piace la festa del papà, che onora questa figura familiare a cui
finalmente è stata offerta l’opportunità di godere della vicinanza ad un
figlio, fin dal primo vagito. Ai miei tempi un figlio era sotto il
governo esclusivo della mamma fino all’età scolare e si privava così,
involontariamente, un padre delle gioie intime e irripetibili della
presa di coscienza dei nostri cuccioli nei confronti della vita. E’
bello veder un papà con un bebé tra e braccia o mentre gli offre le
prime pappe col cucchiaino e sempre, in queste occasioni, tornano alla
mente le parole di una poesia dell’amica Elena Alberti Nulli che
affidava al nostro dialetto il compito di sublimare i sentimenti. La
trascrivo per voi con la stessa emozione del primo stupito ascolto.
Al me papà
Nei dé de primaera, papà come l’è bel
fa ‘n giradì con tè söi Ronc o söl Castel.
Töta la zent la dis: “ma varda chei du lé
‘na pianta che camina en fiur che ghe cor dré”
Che bel parlà con te, pò fa na cantadina,
ne la tò mà issé granda se perd la mé manina.
Che salti le gambine per caminà con te,
per pudì sta al to pass de pass g’hó de fan tré
Töta la zent la dis: “ma varda chei du lé
‘na pianta che camina, en fiur che ghe cor dré
Se te me völet bé, papà tègnel a ment
regalem tante ólte do ure del tò temp.
Fra tanti tanti agn, per el tò pas cürtì
se scürterà anche el mé per stat sempre vizì.
Elena Alberti Nulli
Al mio papà Nei giorni di primavera, / papà, quanto è bello / fare un giretto con te / sui Ronchi o sul Castello./ Tutta la gente dice / “ ma guarda quei due lì/ una pianta che camminaun fiore che la rincorre. / Come è bello parlare con te / poi fare una cantatina, / nella tua mano così grande / si perde la mia manina./ Che salti le gambine per camminare con te, / per poter stare al tuo passo / di passi ne devo fare tre. / Tutta la gente dice“ ma guardaquei due lì / una pianta che cammina / un fiore che la rincorre”.Se mi vuoi bene, / papà, tienilo a mente, / regalami tante volte / due ore del tuo tempo. / Fra tanti tanti anni / per il tuo passo diventato corto / si accorcerà anche il mio / per starti sempre vicino.
Nei dé de primaera, papà come l’è bel
fa ‘n giradì con tè söi Ronc o söl Castel.
Töta la zent la dis: “ma varda chei du lé
‘na pianta che camina en fiur che ghe cor dré”
Che bel parlà con te, pò fa na cantadina,
ne la tò mà issé granda se perd la mé manina.
Che salti le gambine per caminà con te,
per pudì sta al to pass de pass g’hó de fan tré
Töta la zent la dis: “ma varda chei du lé
‘na pianta che camina, en fiur che ghe cor dré
Se te me völet bé, papà tègnel a ment
regalem tante ólte do ure del tò temp.
Fra tanti tanti agn, per el tò pas cürtì
se scürterà anche el mé per stat sempre vizì.
Elena Alberti Nulli
Al mio papà Nei giorni di primavera, / papà, quanto è bello / fare un giretto con te / sui Ronchi o sul Castello./ Tutta la gente dice / “ ma guarda quei due lì/ una pianta che camminaun fiore che la rincorre. / Come è bello parlare con te / poi fare una cantatina, / nella tua mano così grande / si perde la mia manina./ Che salti le gambine per camminare con te, / per poter stare al tuo passo / di passi ne devo fare tre. / Tutta la gente dice“ ma guardaquei due lì / una pianta che cammina / un fiore che la rincorre”.Se mi vuoi bene, / papà, tienilo a mente, / regalami tante volte / due ore del tuo tempo. / Fra tanti tanti anni / per il tuo passo diventato corto / si accorcerà anche il mio / per starti sempre vicino.
giovedì 17 marzo 2016
Un'altra vergogna, anche italiana.
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Maurizio Molinari su LA STAMPA affronta - tra altri - un probllema che dovrebbe tornare alla costante attenzione di TUTTI.
Il grande spreco
Oggi inauguriamo una nuova rubrica settimanale di Data Journalism:
affrontiamo un tema di attualità dal punto dei vista dei numeri, con un
colpo d’occhio per far capire, in modo immediato, i termini del
problema. Partiamo con la legge contro gli sprechi alimentari, arrivata
alla Camera, e parliamo di una voragine che si mangia ogni anno 13
miliardi di euro delle famiglie italiane.
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