domenica 5 ottobre 2008

Mai abusare della parola "amore".

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“Stavolta è proprio amore !” Mi annuncia gioiosamente una giovane amica. E io le sorrido teneramente senza intervenire. Perché gettare ombre sul suo bell’entusiasmo?

Ma io “so” che non bisogna mai abusare della parola amore ! Anche se ognuno ne ha un suo personale concetto, amare non è soltanto essere amati.

Amare è corrispondere, è sintonia di giorno e di notte. E' complicità, sostegno, stima e dopo l'attrazione (o assieme ad essa)....tanta, tanta tenerezza..

Troppo per essere così a portata di mano.

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sabato 4 ottobre 2008

Ancora sul sovvertimento dei valori.

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Nel post precedente i commenti vertono tutti sul caso del professore che ha "minacciato " di bocciatura una studentessa. e - dallo stesso post - ho scorporato l'altro quesito che sottopongo in questa sede.

Vorrei dare il giusto risalto ad un'altra sentenza , anch'essa in favore e a tutela di chi non intende mediare tra le proprie aspirazioni e le necessità del vivere.

La Corte ha deliberato che “I figli vanno mantenuti finché si realizzano.”

Ed è a questo punto che mi torna in mente un caso che illustra la grama vita di una signora che ha avuto questo gioiello di figlio (per fortuna unico) a trentacinque anni e dopo averlo fatto studiare con notevoli sacrifici, suoi e del coniuge si ritrova a settant’anni con un “bamboccione” laureato da sei anni che – alla bella età di 34 anni cerca “di realizzarsi” ! ! Ha rifiutato lavori, poco soddisfacenti, ha lasciato un impiego “deludente” e vive adesso – ancora – a carico dei due genitori che hanno come unico reddito due magre pensioni. !

Tutto ciò con l’appoggio e il conforto della legge. Ci si mette quindi anche il legislatore a offrire ulteriori privilegi per la realizzare i sogni dei fannulloni. Perché – diciamolo chiaramente – chi ha di suo, sufficiente dignità e spirito di sacrificio non si avvarrà certamente di norme coercitive nei confronti dei genitori . Rifiutare un umiliante ruolo parassitario, accettare un lavoro non del tutto appagante in attesa di eventuali migliori occasioni, è una risorsa per chi aspira all’autonomia.

Fortunatamente molti bravi giovani sono ancora lieti di prodigarsi senza sfruttare in modo vergognoso l’aiuto ad oltranza dei genitori . A loro è doveroso esternare stima e plauso ricordando che, nello specifico, è meglio affidarsi alle leggi del cuore. r.m.

Il sovvertimento dei valori !

pubblicato sul Giornale di Brescia l'8 ottobre 2008
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“Proverò a chiedere a “Chi l’ha visto ?” Chiederò semplicemente “Avete visto, per caso, da qualche parte la logica ? L’ultima volta è stata vista in compagnia della coerenza, anch’essa scomparsa !

Leggendo e ascoltando le “ultimissime”, mi è sembrato di cogliere qualcosa di preoccupante e sostanzialmente sconcertante.

Il professore non può dire “Fai attenzione, perché se non studi, ti boccio!”

E’ no ! Poveri ragazzi ! Questa è una minaccia E ad affermarlo è una sentenza della Cassazione che mi ricorda quei genitori che hanno regalato la vettura nuova al figlio che non aveva superato la maturità. “Era tanto avvilito, poverino!”
Posso anche capire che la sfortuna ci metta qualche volta lo zampino e in tal caso una certa comprensione è d’obbligo, ma se il ragazzo ha agito con superficialità, lo premiamo perché non pianga ?

Cosa sta succedendo in questa nostra disastrata società , dove sta prendendo stabile collocazione il sovvertimento dei valori ?! “Do ut des” dicevano i latini e “Do se dai” insegna costantemente la vita. Non scherziamo sulle cose serie !
Lo spauracchio della bocciatura è sempre servito, fin dai più lontani tempi come avvertimento e monito per superare prevedibili cedimenti. r.m.

venerdì 3 ottobre 2008

Precetto cinese

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IL DENARO
può comprare una casa, ma non una famiglia;
può comprare un letto ma non il sonno;
può comprare un orologio ma non il tempo;
può comprare un libro ma non la conoscenza;
può comprare una posizione ma non il rispetto;
può pagare il medico, ma non la salute;
può comprare perfino il sangue, ma non la vita;
può comprare il sesso ma non l'amore.
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giovedì 2 ottobre 2008

L'amore, a portata di mano !

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Capita ! Ci si sente sfiniti e ci si impone una pausa. O.K. Mi riposo, in poltrona, con le mani tra le mani. In quel dolce far niente., che di dolce non ha un bel niente. Non mi appaga, non ho propensione per l’inattività, non è nel mio DNA ! Ci soffro....e mi guardo le mani: inutilizzate.

Le mie, le vostre, tutte le mani sanno essere....meravigliose!

Per prime ci accolgono dal grembo materno, ci girano ci rivoltano ci lavano ci rendono presentabili e ci affidano a quelle materne che amorevoli ci porgono il seno, il nutrimento....la vita. Poi, qualcuno ci prenderà per mano e ci condurrà a contatto con gli altri all’asilo, a scuola.
E quando arrivano i primi turbamenti le mani si cercano, l’una all’altra si affidano, si trasmettono tenerezza e amore.

Mani congiunte in silente preghiera. Manine piccole di bimbo, mani bianche o nere di giovani in preghiera, mani giunte di madri pensose, mani nodose di contadino, mani di lavoratore, mani belle e curate. Mani che rendono più efficace la parola con gesti incisivi ed eloquenti. Le mani ci rivelano.

E guardo le mie segnate dal tempo, con la loro storia e so che, forse, sono state avare di carezze, ma......... quante crostate hanno impastato, per regalare un sorriso. Mani laboriose, certamente e certamente hanno diritto al riposo...che odio. La vita contemplativa, quella statica, le mie mani, come me, non l’ amano.

Le mie mani si muovono sempre alacremente. Complici di un vissuto lungo e intenso, indugiano sul mio volto anch’esso segnato, la cui sola luce è emanata dallo sguardo ancora attento. Uno sguardo che mi e vi sorride, sempre !

Sono stata avara di carezze ? Ma no ! Non è vero ! Io accarezzo ancora adesso in modo meno tradizionale. Ascolto, partecipo e – da quasi quindici anni - scrivo. Le mie mani .......interpreti del mio amore, corrono sulla tastiera per andare incontro alla gente, agli amici per raccontare, trasmettere, accarezzare. Perché so farlo solo così.
Sarà stato utile ? E’ ancora utile ? Chi sa ? ! r.m.

mercoledì 1 ottobre 2008

Pensiero del giorno.

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“L’amore è una malattia
senza la quale non si riesce a star bene! "

(anonimo)
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martedì 30 settembre 2008

DACE - deficit di attenzione correlato all'età

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Il testo che segue mi è stato trasmesso da una coetanea con l’intento di provocare un sorriso. Confesso che il sorrisetto è affiorato, ma non è stato molto gioioso. Chi sa perché ! ?
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Riflessioni della sera - Cerco di capire come mai oggi non sono riuscita a concludere niente, pur avendo lavorato tutto il santo giorno e – in più - sono sfinita.

Tutto è iniziato di buon mattino quando ho deciso di annaffiare le piante del giardino. Mentre stavo per iniziare, vedo nello scivolo la mia auto che ha bisogno di essere lavata. Vado a prendere le chiavi della macchina che avevo lasciato nella veranda e mi accorgo che sul tavolo avevo messo la posta ch'era arrivata.
Guardo la posta prima di lavare la macchina.

Metto le chiavi dell'auto sul tavolo, butto la pubblicità nel cestino della spazzatura e noto che questo è pieno. Rimetto le fatture sul tavolo per portare fuori la spazzatura . Ma, mi son detta, nel portare fuori la spazzatura, potrei arrivare all'ufficio postale che c’è lì a fianco e pagare le fatture. Prendo il libretto degli assegni e mi accorgo che ne è rimasto uno solo, ma mi ricordo di avere un altro libretto sul tavolo del computer. Vado dunque a prenderlo e vedo che lì avevo lasciato la lattina di coca cola che stavo bevendo.


Cerco il libretto degli assegni e sposto la lattina di coca cola che intanto si è riscaldata e decido di rimetterla in frigorifero. Mi avvio verso la cucina e noto che sul davanzale della finestra c'è un vaso di fiori che abbisogna dell'acqua. Metto la coca sul davanzale e mi accorgo che gli occhiali che avevo cercato tutta la mattina, erano proprio lì.

Prima di mettere gli occhiali sul tavolo del computer, voglio dare l'acqua ai fiori. Lascio gli occhiali sul davanzale, riempio un bicchiere d'acqua e mi accorgo che il telecomando della TV è sul tavolo della cucina. Ho pensato: "Stasera, quando mi siederò per guardarmi la TV, non mi ricorderò che il telecomando è in cucina". Prendo il telecomando e lo porto al suo posto nel soggiorno. Prima, però, l'acqua ai fiori.
Verso l'acqua nel vaso di fiori e un poco va sul pavimento. Rimetto il telecomando sul tavolo, prendo uno straccio e asciugo l'acqua dal pavimento.

Riepilogo : le piante non sono state annaffiate; l'auto non è stata lavata ; le fatture non sono state pagate ; sul davanzale c'è una lattina di coca calda ; i fiori del vaso non hanno abbastanza acqua ; nel libretto degli assegni ce n'è ancora uno solo ; non trovo il telecomando ; non trovo gli occhiali ; non ho assolutamente idea di dove ho lasciato le chiavi dell'automobile.

E mi viene da pensare : "D.A.C.E Dov’è che ho letto questa sigla ? ? ?"
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domenica 28 settembre 2008

No comment.

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E’ domenica, è quasi mezzogiorno e trovo un solo commento all’ultimo post. La lieve perplessità è subito fugata da un complice sorriso.

Siete tutti fuori, a spasso, mi auguro perché del vostro affetto non ho motivo di dubitare. Quindi assecondo il pensiero più lieto. Guardo il sole ancora caldo e vi penso.

Anche perché anch’io, oggi, festeggio ! Festeggio il fatto che – finalmente – so cosa mi ha procurato giornate di sofferenza. Non 'entra l'ischemia di cui soffro (perchè davvero....non mi sono fatta mancare niente!) Non è tanto la circolazione quanto la penitenza che mi tocca per un passato da peccatrice !

Calma, calma, niente luci rosse, ma sono stata un’accanita fumatrice e pago ancora oggi - dopo anni di totale ravvedimento - l’alto prezzo dovuto.

A togliermi il respiro e ad affaticarmi tanto erano broncospasmi dovuti all’intasamento bronchiale.

Meditate gente, meditate.

Comunque mi sembra di trovare sollievo da antibiotici, aerosol e tanta, tanta, tanta fiducia. Quindi festeggio, festeggio alla grande. Con voi. Il mio abbraccio è sempre stritolante ed energico (magari solo un po’ più breve. La vostra muccina.

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P.S. Non dimenticate però di regalare la vostra attenzione "al galantom" che - in quanto tale -la merita tutta.