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Dubitare di sé è un chiaro segno d'intelligenza !
Un arguto corrispondente mi segnala, nei commenti un diverso modo di esprimere lo stesso concetto. Merita ampia divulgazione quindi, eccolo :
Non dubitare di se' è un chiaro segno di arroganza e miopia intellettuale !
sabato 31 maggio 2008
venerdì 30 maggio 2008
Di quale bellezza vogliamo parlare ?
Pubblicato dal Giornale di Brescia il 3 giugno 2008
Pubblicato da Bresciaoggi il giorno 8 giugno 2008
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E’ vero, l’aspetto fisico ha importanza, ma credo sia inopportuno considerarlo il valore predominante, dedicando - anche in video - approfondimenti sulla chirurgia estetica che possono rivelarsi diseducativi. Intanto perché invitano a presumere che tutto sia disinvoltamente risolvibile e,in subordine perché raramente sottolineano la percentuale di rischio doverosamente ipotizzabile in qualsiasi intervento chirurgico.
Dovremmo invece addestrarci a ritenere l’esteriorità un valore coadiuvante, dal quale si può anche ragionevolmente prescindere. Migliorarci interiormente é traguardo certamente più impegnativo, ma alla lunga più gratificante. Valorizzare ciò che non è soggetto agli insulti del tempo sarebbe indubbiamente più positivo.
Perché non proporre modelli di robustezza interiore che aiutino ad affrontare le inevitabili avversità? Perché non orientiamo le finalità dei nostri ragazzi verso la capacità di risollevarsi dopo una caduta, addestrandoli a ricominciare dopo le delusioni, a riprendere in mano il futuro dopo una sconfitta?
Lo sconcerto e l’angoscia si insinuano profondamente nell’animo quando leggiamo – ormai troppo frequentemente – che alcuni giovani, apparentemente normali, arrivano al suicidio o al delitto, perché non reggono le inevitabili delusioni e le avversità che fanno parte di qualsiasi percorso.
Famiglia, scuola e i mezzi di divulgazione sono corresponsabili del nostro divenire e dovrebbero, in ogni occasione, proporre orientamenti validi. Non sarà certamente un bel seno, un nasino perfetto o dei glutei ben modellati che miglioreranno davvero noi stessi e la società.
Rendiamoli più forti i nostri giovani, rendiamoli consapevoli, orientando i loro sguardi verso modelli stimabili. Aiutiamoli veramente, allenandoli a conquistare con la tenacia traguardi duraturi.
Alcuni discutibili programmi televisivi orientano verso un traguardo di armonia estetica non sempre raggiungibile e quando il video si spegne, rimane la vita reale, la nostra, quella che dobbiamo affrontare con coraggio. Non è facile ma, in concreto, sempre possibile. r.m.
Pubblicato da Bresciaoggi il giorno 8 giugno 2008
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E’ vero, l’aspetto fisico ha importanza, ma credo sia inopportuno considerarlo il valore predominante, dedicando - anche in video - approfondimenti sulla chirurgia estetica che possono rivelarsi diseducativi. Intanto perché invitano a presumere che tutto sia disinvoltamente risolvibile e,in subordine perché raramente sottolineano la percentuale di rischio doverosamente ipotizzabile in qualsiasi intervento chirurgico.
Dovremmo invece addestrarci a ritenere l’esteriorità un valore coadiuvante, dal quale si può anche ragionevolmente prescindere. Migliorarci interiormente é traguardo certamente più impegnativo, ma alla lunga più gratificante. Valorizzare ciò che non è soggetto agli insulti del tempo sarebbe indubbiamente più positivo.
Perché non proporre modelli di robustezza interiore che aiutino ad affrontare le inevitabili avversità? Perché non orientiamo le finalità dei nostri ragazzi verso la capacità di risollevarsi dopo una caduta, addestrandoli a ricominciare dopo le delusioni, a riprendere in mano il futuro dopo una sconfitta?
Lo sconcerto e l’angoscia si insinuano profondamente nell’animo quando leggiamo – ormai troppo frequentemente – che alcuni giovani, apparentemente normali, arrivano al suicidio o al delitto, perché non reggono le inevitabili delusioni e le avversità che fanno parte di qualsiasi percorso.
Famiglia, scuola e i mezzi di divulgazione sono corresponsabili del nostro divenire e dovrebbero, in ogni occasione, proporre orientamenti validi. Non sarà certamente un bel seno, un nasino perfetto o dei glutei ben modellati che miglioreranno davvero noi stessi e la società.
Rendiamoli più forti i nostri giovani, rendiamoli consapevoli, orientando i loro sguardi verso modelli stimabili. Aiutiamoli veramente, allenandoli a conquistare con la tenacia traguardi duraturi.
Alcuni discutibili programmi televisivi orientano verso un traguardo di armonia estetica non sempre raggiungibile e quando il video si spegne, rimane la vita reale, la nostra, quella che dobbiamo affrontare con coraggio. Non è facile ma, in concreto, sempre possibile. r.m.
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giovedì 29 maggio 2008
Confidenziale.
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Confesso!
C'è un uomo nella mia vita, davanti al quale perdo ogni capacità di reazione. Mi sono recata trepidante da lui ieri mattina e mi ha colto - stanotte - il desidero parlarvene. Il suo sguardo non cerca il mio ma, sento che la sua attenzione per me è totale. Lo osservo inquieta ma, mi affido con fiducia alle sue mai esperte e aspetto con ansia indicibile che lui mi sussurri le sole due parole che mi rivolgerà : "Si sciacqui". E' in mio dentista!
Confesso!
C'è un uomo nella mia vita, davanti al quale perdo ogni capacità di reazione. Mi sono recata trepidante da lui ieri mattina e mi ha colto - stanotte - il desidero parlarvene. Il suo sguardo non cerca il mio ma, sento che la sua attenzione per me è totale. Lo osservo inquieta ma, mi affido con fiducia alle sue mai esperte e aspetto con ansia indicibile che lui mi sussurri le sole due parole che mi rivolgerà : "Si sciacqui". E' in mio dentista!
mercoledì 28 maggio 2008
Quelle clementine sono un segnale.
Giornale di Brescia 24 gennaio 2006
Bresciaoggi........ 10 febbraio 2006
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Davanti alla bancarella della frutta aspetto il mio turno mentre una giovane signora procede nei suoi acquisti e ad un certo punto esclama: ”Le clementine!. Me ne dia due chili. Ieri, non ricordo il peso ma, erano dodici e mio figlio (aggiunge divertita) se le è mangiate tutte senza che me ne accorgessi. Oggi spero di mangiarne un po’ anch’io. Faccia due chili per favore”
Sorridendo chiedo “Quanti anni ha suo figlio?” “Sette”. La signora rimonta in macchina ridendo e in me affiorano le ormai consuete considerazioni. Che bel lavoro educativo ha compiuto la signora in sette anni se il ragazzetto si permette di “far fuori” ciò che la mamma ha acquistato senza che gli sfiori il sospetto che anche gli altri membri della famiglia desiderino fruirne!
Certamente quasi tutto ciò che ha connotato la mia lontana fanciullezza è oggi disatteso e considerato superato perchè “i tempi sono cambiati”, ma a mio avviso, si sono anche parzialmente deteriorati. Naturalmente la questione clementine é pretestuosa, ma mi serve per formulare una domanda : è proprio positivo che un bimbo si gestisca in modo autonomo in ogni anche banale circostanza?
Penso che a sette anni sia già un po’ tardi per addestrare un figlio all’altruismo, e abituarlo a rivolgere alla mamma un doveroso “posso?”ma guardando ai suoi anni a venire - inevitabilmente improntati a considerare prioritaria ogni esigenza personale - provo una certa amarezza.
E ancora mi interrogo su cosa c’è di superato nell’impegno che la mia famiglia e io stessa ho posto in essere con un po’ di fermezza e calibrata severità? Alla prima, velata dimostrazione di egoismo, quello dell’età infantile che porta ad affermare con decisione già nell’àmbito del gioco :“E’ mio!” l’intervento potrebbe essere mirato ad instaurare nell’animo infantile il piacere della condivisione, dell’altruismo.
La famiglia, che rimane la fonte primaria nella formazione dell’individuo, si esprime proprio nella quotidianità e non avrei trovato né banale né superato un atteggiamento risentito da parte della mamma sulla questione delle clementine. Tra le braccia di ogni mamma, in seno ad ogni famiglia c’è una particella della società di domani.Sono i nostri figli! Cosa c’è di superato nel volerli consapevoli, forti e responsabili? r.m.
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Bresciaoggi........ 10 febbraio 2006
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Davanti alla bancarella della frutta aspetto il mio turno mentre una giovane signora procede nei suoi acquisti e ad un certo punto esclama: ”Le clementine!. Me ne dia due chili. Ieri, non ricordo il peso ma, erano dodici e mio figlio (aggiunge divertita) se le è mangiate tutte senza che me ne accorgessi. Oggi spero di mangiarne un po’ anch’io. Faccia due chili per favore”
Sorridendo chiedo “Quanti anni ha suo figlio?” “Sette”. La signora rimonta in macchina ridendo e in me affiorano le ormai consuete considerazioni. Che bel lavoro educativo ha compiuto la signora in sette anni se il ragazzetto si permette di “far fuori” ciò che la mamma ha acquistato senza che gli sfiori il sospetto che anche gli altri membri della famiglia desiderino fruirne!
Certamente quasi tutto ciò che ha connotato la mia lontana fanciullezza è oggi disatteso e considerato superato perchè “i tempi sono cambiati”, ma a mio avviso, si sono anche parzialmente deteriorati. Naturalmente la questione clementine é pretestuosa, ma mi serve per formulare una domanda : è proprio positivo che un bimbo si gestisca in modo autonomo in ogni anche banale circostanza?
Penso che a sette anni sia già un po’ tardi per addestrare un figlio all’altruismo, e abituarlo a rivolgere alla mamma un doveroso “posso?”ma guardando ai suoi anni a venire - inevitabilmente improntati a considerare prioritaria ogni esigenza personale - provo una certa amarezza.
E ancora mi interrogo su cosa c’è di superato nell’impegno che la mia famiglia e io stessa ho posto in essere con un po’ di fermezza e calibrata severità? Alla prima, velata dimostrazione di egoismo, quello dell’età infantile che porta ad affermare con decisione già nell’àmbito del gioco :“E’ mio!” l’intervento potrebbe essere mirato ad instaurare nell’animo infantile il piacere della condivisione, dell’altruismo.
La famiglia, che rimane la fonte primaria nella formazione dell’individuo, si esprime proprio nella quotidianità e non avrei trovato né banale né superato un atteggiamento risentito da parte della mamma sulla questione delle clementine. Tra le braccia di ogni mamma, in seno ad ogni famiglia c’è una particella della società di domani.Sono i nostri figli! Cosa c’è di superato nel volerli consapevoli, forti e responsabili? r.m.
martedì 27 maggio 2008
Buon giorno !
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L'infantile serenata,ve la dedica Renata!
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Sulle ali della brezza
mille baci e una carezza
che vi portano il mio affetto
mentre siete ancora a letto.
Anch'io, torno ai mie cuscini,
ma vi tengo a me vicini.
Mentre a letto me ne torno
vi sussurro già “buon giorno”!
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L'infantile serenata,ve la dedica Renata!
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Sulle ali della brezza
mille baci e una carezza
che vi portano il mio affetto
mentre siete ancora a letto.
Anch'io, torno ai mie cuscini,
ma vi tengo a me vicini.
Mentre a letto me ne torno
vi sussurro già “buon giorno”!
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domenica 25 maggio 2008
Quando la parola "bamboccione" non esisteva.
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Corriere della Sera 30 gennaio 2004 “La testimonianza”
Brescia Oggi 12 gennaio 2004 titolo “Le lezioni della vita”
Giornale di Brescia 12 gennaio 2004 titolo “Il privilegio di lavorare”
Corriere della Sera 30 gennaio 2004 “La testimonianza”
Brescia Oggi 12 gennaio 2004 titolo “Le lezioni della vita”
Giornale di Brescia 12 gennaio 2004 titolo “Il privilegio di lavorare”
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Ho avuto il privilegio di lavorare sempre - nonostante tutto - con gioia forse perché, un diverso contesto generazionale, mi ha costretto ad affrontare subito, circostanze fortemente deludenti. Avevo 14 anni quando la mia mamma, mi ha messo davanti a precoci responsabilità: “Hai il diploma di terza media e puoi lavorare. Sai che è necessario anche il tuo contributo e mi spiace perché so cosa vorresti, ma la vita è anche questo.”
Non mi ha abbracciato, non ha indorato la pillola. Avevo già intuito questa realtà, ma io coltivavo diversi, appassionanti interessi, volevo conoscere, mi sentivo spronata a dare di più, leggevo moltissimo, volevo studiare. L’ho fatto in seguito, rubando tempo al riposo ma,le lacrime di quella notte bruciarono a lungo.
Ho cominciato il mio apprendistato (che si è rivelato utilissimo) presso un commercialista facendo un lavoro che non mi piaceva, ma al termine del primo mese di lavoro……. stringevo tra le mani la mia dignità, la mia indipendenza, il mio contributo al benessere della famiglia :
il mio primo stipendio!
Forse è così che si è mantenuto sereno il mio lungo percorso lavorativo, saldamente ancorato all’impegno, alla disponibilità e alla fiducia nella mia possibilità di essere autonoma, anche se non sono mancate delusioni e difficoltà. Molte persone mi hanno sfiorato… diverse, stimabili, mediocri, autorevoli, alcune ambigue, insignificanti, in qualche raro caso anche biasimevoli, però contribuirono tutte, alla mia formazione.
Sono stata fortunata perché non ho mai dovuto abdicare ai miei principi, ed ho raccolto alternativamente stima, ingratitudine, stupida cattiveria, affetto, insomma un po’ di tutto quello che passa il convento! Dopo essermi assestata nella conduzione di una associazione nella quale ho svolto pratiche fiscali, sindacali e di legislazione settoriale,non ho più sentito il bisogno di cambiare perché credo che in ogni prato ci sia la gramigna e che in ogni prato si può trovare un fiore.
Chi si sente di voltare pagina, troverà pascoli più fertili solo se i suoi occhi sapranno vederli, se le sue mani saranno pronte a coglierne i frutti e se le sue capacità li manterranno produttivi.
Certo sarebbe gratificante un mondo di lavoro e di vita che rendesse facile l’approccio con gli altri ma, quasi sempre, in concreto, si è costretti ad attenersi a ciò che afferma un saggio mònito :
"Se ti metti in gioco guarda le tue carte, perché con quelle devi giocare!" Al meglio….s’intende. r.m.
Ho avuto il privilegio di lavorare sempre - nonostante tutto - con gioia forse perché, un diverso contesto generazionale, mi ha costretto ad affrontare subito, circostanze fortemente deludenti. Avevo 14 anni quando la mia mamma, mi ha messo davanti a precoci responsabilità: “Hai il diploma di terza media e puoi lavorare. Sai che è necessario anche il tuo contributo e mi spiace perché so cosa vorresti, ma la vita è anche questo.”
Non mi ha abbracciato, non ha indorato la pillola. Avevo già intuito questa realtà, ma io coltivavo diversi, appassionanti interessi, volevo conoscere, mi sentivo spronata a dare di più, leggevo moltissimo, volevo studiare. L’ho fatto in seguito, rubando tempo al riposo ma,le lacrime di quella notte bruciarono a lungo.
Ho cominciato il mio apprendistato (che si è rivelato utilissimo) presso un commercialista facendo un lavoro che non mi piaceva, ma al termine del primo mese di lavoro……. stringevo tra le mani la mia dignità, la mia indipendenza, il mio contributo al benessere della famiglia :
il mio primo stipendio!
Forse è così che si è mantenuto sereno il mio lungo percorso lavorativo, saldamente ancorato all’impegno, alla disponibilità e alla fiducia nella mia possibilità di essere autonoma, anche se non sono mancate delusioni e difficoltà. Molte persone mi hanno sfiorato… diverse, stimabili, mediocri, autorevoli, alcune ambigue, insignificanti, in qualche raro caso anche biasimevoli, però contribuirono tutte, alla mia formazione.
Sono stata fortunata perché non ho mai dovuto abdicare ai miei principi, ed ho raccolto alternativamente stima, ingratitudine, stupida cattiveria, affetto, insomma un po’ di tutto quello che passa il convento! Dopo essermi assestata nella conduzione di una associazione nella quale ho svolto pratiche fiscali, sindacali e di legislazione settoriale,non ho più sentito il bisogno di cambiare perché credo che in ogni prato ci sia la gramigna e che in ogni prato si può trovare un fiore.
Chi si sente di voltare pagina, troverà pascoli più fertili solo se i suoi occhi sapranno vederli, se le sue mani saranno pronte a coglierne i frutti e se le sue capacità li manterranno produttivi.
Certo sarebbe gratificante un mondo di lavoro e di vita che rendesse facile l’approccio con gli altri ma, quasi sempre, in concreto, si è costretti ad attenersi a ciò che afferma un saggio mònito :
"Se ti metti in gioco guarda le tue carte, perché con quelle devi giocare!" Al meglio….s’intende. r.m.
sabato 24 maggio 2008
Il foglio bianco
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Il foglio bianco, con la sua aria falsamente ingenua, mi sta davanti da un po’. Bianco....vuoto !
Mi sembra perfino che abbia, stanotte, un'aria sorniona, di sfida.
Aspetto l’ispirazione e - nel frattempo - cerco le attenuanti. Ho aperto il blog il 15 gennaio di quest’anno e – salvo rare eccezioni – ho postato qualcosa ogni giorno.
Forse alcune cose, erano trascritte ma, per il resto (buone e meno buone) erano tutte cose mie. Un centinaio ? Circa.
Cos’è che adesso mi frena ? Sto bene, non sono stanca, non voglio mancare all’appuntamento quotidiano ma, niente mi soccorre. Sono bloccata.
Ho perfino pensato che – forse – ho detto tutto quello che mi premeva di dire.
Ho, infatti, parlato della scuola, dei figli, dell’amore, della gioventù buona e di quella difficile, dei rapporti di coppia, della sincerità, della ricchezza e di altro ancora.
Non ho mai parlato di sesso perchè pensavo prima e penso ancora, che è meglio viverlo che parlarne.
E mi chiedo : Cosa succede ? Sono in riserva ? Ci devo pensare.
E’ notte e dicono che “la notte porta consiglio”.
Vi saprò dire se è vero. A presto, comunque. r.m.
Il foglio bianco, con la sua aria falsamente ingenua, mi sta davanti da un po’. Bianco....vuoto !
Mi sembra perfino che abbia, stanotte, un'aria sorniona, di sfida.
Aspetto l’ispirazione e - nel frattempo - cerco le attenuanti. Ho aperto il blog il 15 gennaio di quest’anno e – salvo rare eccezioni – ho postato qualcosa ogni giorno.
Forse alcune cose, erano trascritte ma, per il resto (buone e meno buone) erano tutte cose mie. Un centinaio ? Circa.
Cos’è che adesso mi frena ? Sto bene, non sono stanca, non voglio mancare all’appuntamento quotidiano ma, niente mi soccorre. Sono bloccata.
Ho perfino pensato che – forse – ho detto tutto quello che mi premeva di dire.
Ho, infatti, parlato della scuola, dei figli, dell’amore, della gioventù buona e di quella difficile, dei rapporti di coppia, della sincerità, della ricchezza e di altro ancora.
Non ho mai parlato di sesso perchè pensavo prima e penso ancora, che è meglio viverlo che parlarne.
E mi chiedo : Cosa succede ? Sono in riserva ? Ci devo pensare.
E’ notte e dicono che “la notte porta consiglio”.
Vi saprò dire se è vero. A presto, comunque. r.m.
venerdì 23 maggio 2008
Cantilena mattutina!
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Una rima ogni mattina certamente ci avvicina
e se il cuore resta attento si rafforza il sentimento !
Mentre l'anima fanciulla dolcemente si trastulla
si risveglia stamattina il mio cuore di bambina
e vi sorride già dal letto Forse,cerca un po' d'affetto?
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Una rima ogni mattina certamente ci avvicina
e se il cuore resta attento si rafforza il sentimento !
Mentre l'anima fanciulla dolcemente si trastulla
si risveglia stamattina il mio cuore di bambina
e vi sorride già dal letto Forse,cerca un po' d'affetto?
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