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Da un appartamento vicino arriva alle
orecchie e nell'anima la musica del Sirtaky e ci ricorda che la
vicinanza geografica alla Grecia ha il profumo dell'appartenenza.
Anthony Quinn, americano respira l'anima di Zorba el greco, Napoli
ascolta e la Spagna entra nel coro mentre il mondo sorride.
La musica affratella e ci ricorda la dolce fragilità dell'esistenza. L'Amore vibra nei nostri cuori. Ascoltiamolo.
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domenica 2 luglio 2017
L'aiutino che viene da face book
block notes di renata mucci
Giornale di Brescia 2 luglio 2017
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Giornale di Brescia 2 luglio 2017
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Dai
numerosi consensi che raccolgo il faceboock, riscontro che la
quotidiana esternazione di un pensiero, colma l’eventuale vuoto e invita
al sorriso. Si crea la gentile atmosfera del sorseggiare, insieme, un
caffè e, nell’ affrontare il giorno con una giusta carica positiva mi accorgo – leggendo i numerosi, favorevoli commenti – di
riuscire a trasmetterla. Salvo imprevisti, scrivo un pensiero ogni
mattino sulla mia pagina e gli amici virtuali rispondono da questa
finestra sul mondo che, usata con la dovuta cautela, aiuta a mantenerci
inseriti anche nel mondo tecnologico. Questo è un invito per le pantere
grigie, in particolare se devono affrontare la sindrome del nido vuoto o
se si ritrovano a godere il tempo libero nell’età della pensione, o
anche per chi vuole staccare la spina per qualche minuto. Ribadisco che,
come nella vita, si incontrano stranezze e banalità, ma si fanno anche
piacevoli incontri che diventano duraturi e sinceramente affettuosi. Per
spiegarmi meglio, a titolo di esempio, trascrivo in calce la
riflessione che ho inserito stamattina e che, almeno nell’intenzione, vuol essere un invito alla serenità.
" Consapevole e grata, centellino la vita. Sorrido al nuovo giorno con lieto stupore. Carezzo con lo sguardo, gli alberi, il cielo, il mondo. Quel nero silenzioso che, vicino al parcheggio, spera “in un aiutino”, mentre due innamorati si baciano più in là. Quel ragazzo che corre, il vecchio che va piano, la mamma che sorride al bimbo e ai suoi perché.. L’aria che vien da fuori, il tepor della casa e la mia solitudine che chiamo libertà. Guarderò nello specchio il mio volto segnato e poi, teneramente, mi sorriderò.
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" Consapevole e grata, centellino la vita. Sorrido al nuovo giorno con lieto stupore. Carezzo con lo sguardo, gli alberi, il cielo, il mondo. Quel nero silenzioso che, vicino al parcheggio, spera “in un aiutino”, mentre due innamorati si baciano più in là. Quel ragazzo che corre, il vecchio che va piano, la mamma che sorride al bimbo e ai suoi perché.. L’aria che vien da fuori, il tepor della casa e la mia solitudine che chiamo libertà. Guarderò nello specchio il mio volto segnato e poi, teneramente, mi sorriderò.
sabato 1 luglio 2017
Onestamente !
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Troppa
grazia Sant'Antonio ! Si diceva una volta quando tutto sembrava
perfetto.
E questo dico stanattina, inoltrandomi in questa giornata
così serena, così fresca e cos' piacevolmente accogliente.
Buon week end agli amici e al il mondo
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giovedì 29 giugno 2017
In cascina - Il piacere e il dovere.
Giornale di Brescia
lettera al Direttore - 29 giugno 2017
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Quando trascorrevo in cascina le vacanze del tempo di guerra, c'era un evento ricorrente che eccitava le fanciulle ed era il bagno settimanale al fiume Chiese ! Partivamo, nel tardo pomeriggio del sabato, ognuna con il fagottino della biancheria pulita, un asciugamano e una fetta di sapone di Marsiglia conservato in una scatolina di latta. Si, d’accordo, c’era la gioia dello stare insieme, l’eccitazione per il superamento del contatto con l’acqua gelida del fiume, ma a 14, 15 o 16 anni c’era anche un altro elemento che contribuiva a rendere civettuolo il nostro procedere. I ragazzi della cascina si appostavano tra i cespugli per spiarci e noi lo sapevamo!
Le ragazze del posto indossavano, per entrare in acqua, delle camicione larghe, di tela ruvida, senza maniche, corte fino al ginoc¬¬¬chio che non si appiccicavano al corpo, nemmeno bagnate. Ma io ero l’unica, invidiata diva del momento, ad indossare il costume da bagno di lana che spinava un po’ ma lasciava scoperte interamente le gambe. Quasi uno scandalo ! Ridevamo di tutto e per niente e ad un certo punto entravamo in quell’acqua al cui ricordo ancora il gelo. Non si nuotava ovviamente perché l'acqua era bassa e quello era un bagno dedicato all’ igiene personale e con quel sapone ci lavavamo anche i capelli. Quando i ragazzi uscivano allo scoperta fingevamo di stupirci e tiravamo loro i sassi del fiume, facendo attenzione a non colpirli. "Ma che sfacciati !" sussurravamo intimamente compiaciute
Ma finita la terza media il tempo degli svaghi si è drasticamente ridotto e io ho dovuto affrontare il mondo del lavoro. 14 anni, licenza di scuola media, vengo a colloquio con un noto commercialista in Brescia, con la mia mamma al fianco che temeva mandassi tutto all’aria con qualche risposta azzardata. E la prima è uscita nell’approccio. “Quanti anni hai ?” “14, e lei? “ Ma era una risposta così allegra, sorridente e provocatoria che ha stimolato la simpatica risposta “49, perché ? Vuoi assumermi ?” E il ghiaccio era rotto. “Cosa sai fare?” “Pochissimo, un po’ di dattilografia e un po’ di stenografia, ma ho voglia d’imparare “ Lo vedo perplesso osservare la pagella e prendere brevi appunti. “Scusi Dottore – se le può andar bene io incomincio domani, provo un mese e se le vado bene mi paga e mi tiene. Se non le vado bene la ringrazio e me ne vado “ Il dr.Zanini sorride e mi congeda con una stretta di mano : “Domani mattina alle 9, puntuale”
Ci sono rimasta due anni, molto importanti per il mio apprendistato poi, in piena guerra – per motivi di prestigio e miglioramento economico - sono passata al Ministero delle Finanze che da Roma si era trasferito nella mia città . the end. – renata mucci -
Quando trascorrevo in cascina le vacanze del tempo di guerra, c'era un evento ricorrente che eccitava le fanciulle ed era il bagno settimanale al fiume Chiese ! Partivamo, nel tardo pomeriggio del sabato, ognuna con il fagottino della biancheria pulita, un asciugamano e una fetta di sapone di Marsiglia conservato in una scatolina di latta. Si, d’accordo, c’era la gioia dello stare insieme, l’eccitazione per il superamento del contatto con l’acqua gelida del fiume, ma a 14, 15 o 16 anni c’era anche un altro elemento che contribuiva a rendere civettuolo il nostro procedere. I ragazzi della cascina si appostavano tra i cespugli per spiarci e noi lo sapevamo!
Le ragazze del posto indossavano, per entrare in acqua, delle camicione larghe, di tela ruvida, senza maniche, corte fino al ginoc¬¬¬chio che non si appiccicavano al corpo, nemmeno bagnate. Ma io ero l’unica, invidiata diva del momento, ad indossare il costume da bagno di lana che spinava un po’ ma lasciava scoperte interamente le gambe. Quasi uno scandalo ! Ridevamo di tutto e per niente e ad un certo punto entravamo in quell’acqua al cui ricordo ancora il gelo. Non si nuotava ovviamente perché l'acqua era bassa e quello era un bagno dedicato all’ igiene personale e con quel sapone ci lavavamo anche i capelli. Quando i ragazzi uscivano allo scoperta fingevamo di stupirci e tiravamo loro i sassi del fiume, facendo attenzione a non colpirli. "Ma che sfacciati !" sussurravamo intimamente compiaciute
Ma finita la terza media il tempo degli svaghi si è drasticamente ridotto e io ho dovuto affrontare il mondo del lavoro. 14 anni, licenza di scuola media, vengo a colloquio con un noto commercialista in Brescia, con la mia mamma al fianco che temeva mandassi tutto all’aria con qualche risposta azzardata. E la prima è uscita nell’approccio. “Quanti anni hai ?” “14, e lei? “ Ma era una risposta così allegra, sorridente e provocatoria che ha stimolato la simpatica risposta “49, perché ? Vuoi assumermi ?” E il ghiaccio era rotto. “Cosa sai fare?” “Pochissimo, un po’ di dattilografia e un po’ di stenografia, ma ho voglia d’imparare “ Lo vedo perplesso osservare la pagella e prendere brevi appunti. “Scusi Dottore – se le può andar bene io incomincio domani, provo un mese e se le vado bene mi paga e mi tiene. Se non le vado bene la ringrazio e me ne vado “ Il dr.Zanini sorride e mi congeda con una stretta di mano : “Domani mattina alle 9, puntuale”
Ci sono rimasta due anni, molto importanti per il mio apprendistato poi, in piena guerra – per motivi di prestigio e miglioramento economico - sono passata al Ministero delle Finanze che da Roma si era trasferito nella mia città . the end. – renata mucci -
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martedì 27 giugno 2017
lunedì 26 giugno 2017
Felice settimana !
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Non so proprio cosa dire
ma vorrei farmi sentire
vorrei dirvi tante cose
ed offrirle come rose.
Non so proprio cosa dire
ma vorrei farmi sentire
vorrei dirvi tante cose
ed offrirle come rose.
E per fare un bell'effetto
io le avvolgo nell'affetto
che è sincero e assai gioioso
e non vuol trovar riposo
Io vi abbraccio bella gente
e se non riesco a dire niente
voi sentite che vi amo
e non avrò scritto invano.
Felice settimana amici !
-----------io le avvolgo nell'affetto
che è sincero e assai gioioso
e non vuol trovar riposo
Io vi abbraccio bella gente
e se non riesco a dire niente
voi sentite che vi amo
e non avrò scritto invano.
Felice settimana amici !
domenica 25 giugno 2017
Le bolle di sapone, custodi di sospiri.
block notes di renata mucci
Giornale di Brescia domenica 25 giugno 2017
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Trilussa scrisse :"La bolla di sapone è l'astuccio trasparente di un sospiro" e
mille volte mi è tornata in mente questa frase seguita da un sorriso
compiaciuto e complice. Si, perché conferma che anche gli adulti e i
plus agé indulgono al gioco delle bolle di sapone, ponendo in ogni bolla
un sospiro.
Quante volte, ad una virtuale bolla di sapone abbiamo
affidato un rimpianto, un desiderio, un ricordo ? Ritengo che, generalmente, il sospiro che si affida a quell’astuccio
fragile, ma anche saldo e protettivo, sia legato alla bellezza :infatti
si conserva teneramente qualcosa che si rimpiange, che si vorrebbe aver
vissuto o che si vorrebbe rivivere; qualcosa di sognato, di appagante
insomma. Qualcosa che la memoria accarezza con tocco cauto e lieve,
qualcosa che è, per noi prezioso.
In una, io vi ho posto un brivido
d’amore e in un’altra bolla una notte troppo piena di stelle. E anche un
amplesso, una delusione cocente, un fiore raccolto in un prato, un moto
d’orgoglio per una conquista sudata. Tutti ricordi che si accompagnano
ad un dolce, tenue sospiro e anche voi, amici lettori, quanti sospiri
avreste voluto conservare in quel fragile astuccio trasparente? Quante
gioie e quante delusioni, quante cose – belle e meno belle – si sono
concluse con un sospiro ?
Tante, certamente e io provo un’infinita
gratitudine per chi inonda di poesia le nostre semplici e normali
sensazioni, i nostri sospiri. Sono quindi profondamente grata a Trilussa
che eleva anche la più tenue emozione, attribuendole valore
e prestigio e rendendola degna di essere custodita in una bolla di
sapone che diventa l’astuccio trasparente di in sospiro.
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venerdì 23 giugno 2017
Ritorno in cascina.
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Tornavo
in Cascina il fine settimana e “La cà de Cané” la Casa tra i canneti mi
sembrava ancora più accogliente. A Brescia i bombardamenti erano continui e
scarseggiava tutto. Si viveva nella paura, ma in cascina, quell’autonomia che
in tempi normali poteva sembrare carente dava – nella tragica situazione di
quegli anni – l’idea del privilegio.
Lì c’era ancora il pane, la polenta, si
poteva sacrificare qualche gallina, c’era il latte, c’erano le uova e frutta e
verdura come in tempi normali. E la notte ci si poteva spogliare per andare a
letto, senza dover rimanere pronti a scappare nei rifugi. Si sentiva però il
deflagrare delle bombe sulla città e quel sollievo dalla fame, non fugava
l’angoscia. Le automobili erano poche e quasi tutte utilizzate dai militari
perché quelle poche di proprietà privata erano state tutte requisite.
Anche
molte case di lusso, belle villette erano state requisite per alloggiare gli
alti papaveri, e gli alti gradi militari. Con l’entrata in vigore delle folli
leggi raziali molti italianissimi ebrei erano stati deportati. Era il tempo
dell’oro alla Patria, delle cancellate di ferro divelte perché anche il ferro
serviva. Era il tempo della Repubblica di Salò, di rappresaglie, retate,
mitragliamenti, smembramenti familiari. Nella stessa famiglia un giovane
aderiva alla Repubblica e l’altro combatteva a suo modo in montagna.
Lacerazioni di ogni genere, tempi di quotidiano terrore.
Io vedo la guerra incarnata in un enorme,
gigantesco mostro senza occhi con mille braccia e mumerosi grandi piedi che
schiacciano tutti noi improvvisati bonsai d’uomo che fuggono terrorizzati con
in braccio i loro cuccioli e inciampano e soccombono senza scampo. Maledetta guerra e
stra/maledetti tutti coloro che – al riparo – costringono altri a subirla.
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