giovedì 6 agosto 2015

Agosto in città. Amarcord

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Nel parco adiacente alla mia abitazione, mi godo la fresca brezza del mattino ed ho voglia di sorridere al mondo. Nei vialetti qualche solitario passante e, poco distante, un ragazzo di colore approfitta dell’acqua che sgorga da una fontanella, per lavarsi i denti con vigore. Un uomo corpulento e iroso, passando in bicicletta, lo apostrofa con epiteti irripetibili. Mi auguro che il ragazzo non riesca a tradurre il disprezzo del quale é destinatario. Quanta inutile cattiveria, quanto astio offensivo ! E a me, torna in mente una strofa della toccante poesia del Giusti (Sant’Ambrogio) che - parlando degli stranieri costretti sul nostro territorio da eventi bellici - li definiva “povera gente, lontana dai suoi, in un Paese, qui, che gli vuol male”. Quindi, nel constatare che anche eventi squallidi e inconcludenti sono purtroppo ripetitivi, mi accorgo che il mio residuo sorriso è diventato amaro.
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mercoledì 5 agosto 2015

Cercando Dio.

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Se in tema di fede mi sento confusa so comunque che Dio è talmente grande che accoglierà anche me tra le Sue grandi braccia. Lui sa che il mio rifiuto riguarda le impalcature che le varie religioni, così lontane dall'essenza, gli hanno costruito intorno. Rappresentare un Dio nato in una capanna e costruire poi gerarchie ecclesiastiche; far risalire l'origine dell'uomo a qualcosa di incestuoso; ritenere plausibili, con le crociate, guerre intrise di prevaricazioni dell'uomo sull'uomo; pensare all'inquisizione; attribuire infallibilità a proclami papali emanati da Papi che procreavano disinvoltamente... sono tutte contraddizioni che disorientano. Le sovrastrutture imposta dall’uomo difettano di quella coerenza che, in questo settore, sarebbe invece auspicabile. Ecco perché il mio annaspare non avrà fine. Quando affermo di non credere vorrei urlare "Credo". Ma Lui non ha bisogno di sentirmi urlare, e sa anche che sono confusa e disorientata davanti ai disastri naturali, alle guerre, alle valanghe, alle bare bianche, alle sofferenze inspiegabili, al calvario dei malati senza speranza, alle torture, alle violenze. Perchè? Mi chiedo. Perché? Non dimentichiamo gli eroismi dei missionari, delle suore che hanno vissuto in terrena santità, ma poniamoli nello spazio riservato agli essere superiori, e collochiamoli al di sopra degli impaludatissimi cardinali che porgono mani inanellata da baciare. Ricordiamoci che non e indispensabile recarsi in un luogo particolare per sentire Dio e non dimentichiamo che nei dettami spontanei di un’onesta coscienza c’é già tutto ciò che serve per compiacere Dio.

lunedì 3 agosto 2015

Pensierino del mattino.

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Pare che le parole "Ti amo" che hanno fin qui occupato il posto più alto in classifica, siano state sostituite dalle parole " E' negativo !"

In bocca al lupo ( ovvero in bocca a mamma lupa che é il posto più sicuro) per tutte le persone che hanno bisogno di una esortazione affettuosa, partecipe e solidale.


domenica 2 agosto 2015

Voglia di condivisione.

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Nelle prime ore di questa mattinata, la Natura rasenta la perfezione. Il cielo è azzurro e terso, il sole é alto nel cielo, l'aria é gradevolmente fresca e io mi sento circondata dalla bellezza che si offre a tutti, generosamente imparziale. E, in piena consapevolezza, ringrazio per il privilegio di esistere
e vi cerco, amici carissimi, per condividere ed estendere all'infinito questa sensazione di appartenza alla bellezza del creato. Nella deliziosa suggestione, le note di un gentile greco sirtaki, si spadono a cullare l'anima.Chi si unisce a me in questa collettiva manifestazione di gioia ?



sabato 1 agosto 2015

Abusi e violenze su minori


Mi batto da sempre perché la faccia di chi delinque venga sbattuta in prima pagina. Specialmente quella di chi non si vergogna di infierire su bambini indifesi. Forse, non c'è niente di peggio di questo. Mi auguro, che ci siano ragioni valide per tutelare (in corso di accertamento) questi individui immondi, ma a sentenza o confessione avvenuta non ci devono essere più né incertezze né pericolose riserve. Sono a tutela della famiglia di questi disgraziati violenti e crudeli? Ci sono altre ragioni? ma....basteranno a rendere accettabile la tutela di chi si è macchiato di tanta infamia? Mi scuso per la veemenza, ma ciò che viene divulgato su questo tema disturba profondamente. Sono mamma, nonna e bisnonna. Mi è difficile mediare.
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giovedì 30 luglio 2015

Amarcortd - ultima puntata

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Anche qui una decina di ragazze, me compresa, battevano sui tasti per otto ore al giorno fatti salvi gli intervalli imposti dall’ululare delle sirene che ci sollecitavano a lasciare il lavoro per correre nei rifugi.
Erano tempi difficili e quegli anni di guerra portarono in ogni casa lutti e sofferenze di ogni genere. Ma io – se chiudo gli occhi – rivedo i volti di quelle ragazze e colgo, come allora, nei loro occhi l’insopprimibile vitalità che la giovinezza regala, assieme alla fiducia, anzi, alla sicurezza di un avvenire migliore. Carla, Teresa, Emma, Elena e le altre si sono poi sparpagliate nella vita…e non le ho più riviste ma, per un po’, io rimasi legata a Clara . Veniva da un paesino a pochi chilometri da Brescia e aveva una grande casa ( una specie di cascinotta) in mezzo alla campagna. Ricordo un fresco portico che dava sul cortile acciottolato perché, oltre ad un lungo tavolo fiancheggiato da due lunghe panchine, c’era il forno nel quale la mamma di Clara cuoceva il pane bianco che in città non si vedeva da tempo e non mancava mai di offrirmene. Nel rivivere quelle sensazioni di gioia risento il profumo – indimenticabile – di quel pane appena sfornato, profumo che mai nessuna torta o brioche potrà sostituire nel mio ricordo e nel mio cuore.  Clara era come quel buon pane fresco : sincera e buona e – in quel periodo – era innamorata. Mi faceva leggere i bigliettini che lui le scriveva pregandomi di aiutarla a esprimere al meglio quello che sentiva, cosa che io facevo volentieri conquistandomi una sproporzionata gratitudine.
A guerra finita ci scrivemmo per un po’ e poi senza un fruscio uscì dalla mia vita per ritornarvi ogni tanto nel ricordo sempre dolce e grato che ho di lei. Mi sono spesso ripromessa di rintracciarla ma non l’ho mai fatto, e adesso.....si è fatto tardi!

Tra i miei piedi, un batuffolo che abbaia mi riporta all’attualità, così lontana dai tempi che sono tornati, vividi, alla mente.  Il cielo è azzurro e il sole ridona calore, piacevolmente, anche ai ricordi. r.m.
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Amarcord 2/a puntata

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 C’era la guerra e quando suonava l’allarme tutti scappavamo per raggiungere una galleria sotto il Castello per trovarvi rifugio. In ognuna di quelle occasioni lui trovava sempre il modo di sussurrarmi : “non ritorni in ufficio al cessato allarme… vada pure a casa”. E io ne approfittavo. In quello stesso periodo cominciai a trovare, sulla mia scrivania, un minuscolo pacchettino che conteneva tre gianduiotti. Superato lo stupore si faceva strada la gioia e – considerato che l’omaggio era anonimo – io mi sentivo esonerata dall’obbligo di ringraziare e li dividevo, sornionamente felice, con le mie colleghe. Seppi in seguito che l’omaggio (straordinario per l’epoca) mi veniva in virtù di una cotterella che il Dott.Di Pace si era preso per me. Questo timido dottorino dai capelli rossi e i denti giallognoli era il nipote amatissimo del Dott. Rosani. All’epoca io ricambiavo con affettuosi sentimenti il ragazzo che sarebbe poi diventato mio marito e il dr. Di Pace era al corrente di ciò ma il suo languido sguardo mi seguiva costantemente nella speranza di un qualsivoglia incoraggiamento. Anche il dr. Rosani aveva incominciato a perorare la causa del nipote. “Lei è tanto giovane....il suo impegno non può considerarsi definitivo.... la invito a riflettere... ci pensi....anch’io le voglio già bene, mi prometta almeno che valuterà questa possibilità..” E altro ancora. Ma così anche i preziosi gianduiotti persero la loro funzione gratificante.
La storia non ebbe seguito anche perché,proprio nello stesso periodo, fui trasferita alla sezione del Ministero del Tesoro che aveva la sua sede in un’altra zona della città in un signorile, bellissimo e antico palazzo nobiliare con suggestivi affreschi e una struttura d’insieme di notevole fascino, ma ….. mi ritrovai, di nuovo, all’ufficio copie......continua  

Amarcord a puntate


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Correva l'anno 2008 e con Trapy, la mia cagnolina,  mi sono inoltrata nel parco cercando di tenere a freno i pensieri che si accavallano e si spintonano per prevalere gli uni sugli altri costringendomi ad un percorso a ritroso. Sono tornata così, ad un mattino di tanti anni fa quando lavoravo al Ministero delle Finanze che si era trasferito a Brescia – da Roma – scalzato via dalle truppe americane e inglesi che conquistavano palmo a palmo la nostra povera terra martoriata. Era il 1943 e c’era la guerra, ma i miei sedici anni mi conferivano una naturale sicurezza non ostante i momenti difficili. Al Ministero ero stata assunta come dattilografa e all’ufficio copie eravamo in dieci, più o meno della stessa età. Il rumore dei tasti di dieci macchine che contemporaneamente battevano i loro tasti era forse fastidioso, ma noi non ce ne accorgevamo. Qualche risatina, qualche allusione su rapporti tra colleghi di altri uffici e la bella incoscienza dell’età erano un provvidenziale aiuto nell’affrontare quei giorni intrisi di dolore, di inevitabili disagi, di ristrettezze e – anche – di fame. Dopo alcuni mesi, fui trasferita all’archivio. Io ero convinta che l’archivio fosse l’ultima tappa delle scartoffie ministeriali; invece scoprii che era anche il loro punto d’arrivo. Lì eravamo in quattro ed ognuna occupava un enorme tavolo. Il nostro compito era quello di protocollare la posta in arrivo e dirottarla ai vari settori di competenza. Il Ministero aveva sede in una bella scuola e di fronte, in una bella villetta a due piani (anch’essa requisita) avevano sede gli Uffici dei più alti Funzionari tra i quali il mio superiore diretto che mi riservava benevoli, paterni sentimenti. Veleggiava verso l’età della pensione, aveva un modo di vestire accurato, capelli bianchi e folti e ammiccanti occhi azzurri. I baffetti rimasti inspiegabilmente biondicci e una dentatura gradevole, completavano l’insieme di questa figura snella e signorile. Vestiva sempre di grigio. Gli sorridevo spesso e lo rispettavo. Il nome di battesimo non l’ho mai saputo. Per me era “il dottor Rosani”.....continua –