Se sapessi che oggi è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta,ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.
Gabriel García Márquez
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Se sapessi che oggi è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta,ti abbraccerei, ti darei un bacio e ti chiamerei di nuovo per dartene altri.
Gabriel García Márquez
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Ancora una notizia drammatica.”Muore intossicata a 12 anni mentre si riscalda. Tragedia della povertà a Genova. La bambina stava usando un braciere improvvisato in un contenitore. Il gas era stato staccato perchè la famiglia non pagava.”
La breve cronaca riporta eventi non nuovi, non isolati, non rari. Questo morire per povertà non può e non deve continuare. La morosità nei pagamenti è grave, ma qualcuno deve farsi carico di imprescindibili verifiche. E’ così difficile effettuare adeguati controlli e – se il caso lo impone - interessare il Comune o gli Enti Assistenziali ?
Sono ormai quotidiane le richieste di denaro (un euro con un sms) per lodevoli cause e questa della miseria omicida, non lo è meno. Non è onesto “guardare altrove” mentre vicino a noi, nelle nostre città, situazioni di estremo disagio, mietono vittime. Chi può, chi è preposto al buon andamento della società deve intervenire in situazioni di incolpevole disagio economico.
Non è possibile tollerare che vengano immolate vite umane sull’ara di una intransigenza asettica e disumana. Per favore ! Prevenite, informatevi prima di lasciare all’addiaccio gli inadempienti. Non è facile, ma niente nella vita lo è. In caso di morosità è imprescindibile una verifica, e un contatto costante con gli uffici Comunali potrebbe forse rendere più interpretativa anche l’applicazione di una giusta norma
Una bimba che tossisce, soffoca e muore mentre tenta di riscaldarsi, non può lasciarci indifferenti!.
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Libero - posta prioritaria del 28 aprile 2010
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Io c’ero, “quel” 25 aprile. Giovane, attenta e fiduciosa mi proponevo di cancellare l’incubo della guerra in un tripudio d’amore e di ritrovata fratellanza. Le truppe americane, mai abbastanza benedette, avevano riconquistato palmo a palmo un territorio ostile, lasciando in questa terra straniera la loro vita e i loro sogni.I Partigiani veri, potevano finalmente ricongiungersi alle famiglie e ricostruire un’Italia certamente migliore, finalmente riunita anche nell’amore del ritrovarsi. Di quel periodo, credo di aver rimosso parecchie cose che non potevano rimanermi nell’anima senza distruggerla.
Vendette, ritorsioni, ancora morti e odio, prima di poter riassestare la quotidianità in un normale percorso. Non sono in grado di parlare lucidamente, con obiettività di quel periodo funestato da rivelazioni orrende su campi di sterminio e su crimini di inenarrabile ferocia.
Per sempre, invece, rimane indelebile il volto di un ragazzo qualunque che si è trovato sulla strade di alcune truppe tedesche in fuga. Assieme ad altri coetanei è stato caricato sulle camionette in fuga e di lì a poco è stato fatto scender con i coetanei. Obbligati e scavare la fossa sono stati falciati da raffiche di mitra con odio indicibile.
Lasciati nella buca scoperta sono stati poi fotografati. Ancora ragazzi (che, nella notte, erano stati derubati delle scarpe) giovani inermi stroncati da sentimenti che non capivano.
Non ho altri ricordi di “quel” 25 aprile. Mentre molti festeggiavano …. molti, ancora morivano ed è rimasto nei miei occhi di giovanetta confusa e attonita qualcosa che mi avrebbe segnata per sempre.
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Se è vero che una rondine non fa primavera è altrettanto vero che quell’ unica, coraggiosa rondine annuncia il disgelo. Ed è bene rivolgere uno sguardo di speranza al suo cauto volo.
La timida rondine di questa inquieta primavera, porta nel becco un cartellino con la scritta “Vertice sul nucleare, trovato accordo”. ‘E’ solo un inizio, ma io concordo con il saggio che dice “Anche un viaggio di mille miglia, comincia con il movimento di un piede”. Ben venga quindi, questa esplicita presa di coscienza.
Tutti noi, l’umanità tutta nella sua interezza sta su questo inquieto globo terrestre sconvolto periodicamente da terremoti, tzunami, tifoni, vulcani in eruzione e pericoli naturalmente incombenti.
Non basta ? Possiamo aggiungere le malattie, le infermità e le stragi del traffico veicolare che gravitano in noi e intorno a noi. Non pare proprio utile, aggiungere la volontà distruttiva dell’uomo contro l’uomo e - per intravedere un futuro - è indispensabile archiviare la follia atomica.
Filemone e Bauci.
Due divinità, Giove e Mercurio, sono in vacanza sulla terra per vedere come vivono i comuni mortali: sono in incognito, travestiti da mendicanti; così conciati sono davvero irriconoscibili, e ricevono trattamenti non certo degni di due dei... La gente che incontrano è con loro sgarbata e irascibile, e soprattutto assai poco generosa: nessuno accetta di dar loro da mangiare, o di ospitarli per la notte. Finché un bel giorno arrivano a un'umile capanna, dove trovano una coppia di anziani, Filemone e Bauci; i due sono poveri, vivono di stenti, ma sono felici, si vogliono bene, sanno accontentarsi di quello che hanno e non hanno paura di condividerlo. Sono infatti gli unici che danno ospitalità ai due finti mendicanti, offrendo parte del loro semplice pasto: uova, legumi, miele. Caso strano, però, la giara del vino è sempre piena... così i due anziani mangiano la foglia, scrutano con attenzione i loro ospiti e alla fine li costringono a svelare la loro identità; quando Giove e Mercurio si presentano, Filemone e Bauci si dichiarano imbarazzati per aver offerto cibi così umili, e si offrono di cucinare un'oca, l'unico animale che tengono in cortile. Ma gli dei, commossi da tanta bontà d'animo e generosità, decidono di premiarli e insieme di punire tutti gli altri, che si erano dimostrati egoisti e insensibili: accompagnano i due anziani sulla cima di una collina e fanno cadere sulla regione una pioggia torrenziale, che allaga tutto... salvo la capanna di Filemone e Bauci, che viene trasformata in un enorme tempio di marmo e oro. Giove chiede ai due di esprimere un desiderio, e loro rispondono di poter essere custodi del tempio e soprattutto di non essere mai separati, nemmeno dopo la morte. E così, dopo aver vissuto serenamente il resto della loro vita nel tempio, Filemone e Bauci muoiono insieme, anzi, non fanno neanche in tempo a morire perché, con perfetta sincronia, si trasformano in una quercia e in un tiglio: due alberi con rami intrecciati, che saranno insieme per sempre.
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Ciao Raimondo,
calato il sipario, spente le luci, la folla si allontana e tu esci di scena, per sempre. Spento il clamore, solo adesso ti parlo. Parlo a te che hai veramente concluso un’epoca dedicata all’arte del sorriso.
Hai infoltito a lungo la schiera di chi sapeva gestire con eleganza l’allusione, il savoir faire, la raffinatezza del gesto e dell’espressività.
Scusami Raimondo se non dedico soltanto a te il mio rimpianto, ma so che hai già capito dove voglio “andare a parare” e stai sorridendo solidale e partecipe.
Si Raimondo, rimpiango un’epoca rappresentata da te e da altri indimenticabili ! Carlo Dapporto con i suoi divertenti francesismi, Renato Rascel, Valter Chiari, Corrado, Totò, Troisi e molti altri che – come te - hanno sempre tenuto lontana la volgarità, il doppio senso scurrile, la parolaccia.
Non ne avete mai avuto bisogno, voi che avete scelto di proporvi con stile, classe, arguzia e rispetto. Adesso, rivolgendomi a te che hai sempre preferito il sottinteso a ciò che è palese, mi concedo – per contrasto - alla banalità e mi eleggo portavoce di tutti quelli che hanno imparato a volerti bene per sussurrarti piano, ancora una volta :
” Grazie Raimondo!”.
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