giovedì 22 ottobre 2009

si sta !

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Si sta, come d’autunno sugli alberi le foglie . G.Ungaretti

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Leggo con voi le parole di Ungaretti, ma poi, torno ad usar le mie parole, che son sempre le stesse, piene di speranza.
Perché senza speranza non c'è vita. E io... amo la vita!

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mercoledì 21 ottobre 2009

La crisi (non) è uguale per tutti.

cesarelanza@lamescolanza..com 24 sett.2009

Libero – lettere – 23 settembre 2009

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Le spese della gestione Italia lievitano in modo abnorme e ridurre il numero dei Parlamentari sarebbe un bell'esempio di buona volontà. Se ne parla e se ne sparla da un po’, ma...tutto si colloca nell’eterno inconcludente bla, bla, bla !

E l’alto numero dei parlamentari non è che una goccia nel mare dell’immoralità del nostro Paese classificato IN CRISI !. Avete visto quante sedie vuote ci sono nelle sedute del Parlamento? Allora, questi funzionari dello Stato, quando non funzionano, ci rimettono qualcosa ? Oppure il loro reddito non subisce variazioni?

Le famose auto blu, sono in numero decente? I segretari, i porta borse e tutta la varia umanità che si aggira nella sfera d’azione degli alti papaveri, sono proprio tutti indispensabili? Cari Parlamentari, vi siete dimenticati che toccherebbe proprio a voi essere d’esempio alla nazione ? Ve lo ricordate il significato della parola “probiviri?

Definiva persone dal comportamento adamantino, rassicurante, esemplare ! Persone la cui stretta di mano costituiva motivo d’orgoglio. D’accordo, apparteneva al passato, ma almeno un po’ di partecipazione alla crisi del Paese volete dimostrarla ?

Gli elettori di oggi hanno gli strumenti per valutare, occhi per vedere e cervello per distinguere. Non vi alletta, non vi stimola l’idea di godere della stima degli italiani? Quello che è certo è che il malessere serpeggia incontrastato quindi, lasciare inascoltate le legittime aspettative degli italiani non è rassicurante, per nessuno........”

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lunedì 19 ottobre 2009

Buona nanna, ragazzi!

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Nella mia insonnia aleggia il sorriso di chi fa una birichinata innocente…

nei confronti della vita.

Mi pare, infatti di rubarle qualche ora (;-)!

E questo tempo, ve lo voglio dedicare.

mi basta così poco per recuperare !

A voi ombre concrete, amici virtuali,

che siete tanti e tutti disuguali.

in questo mondo reale e irreale,

pensarvi è ormai un dolce rituale

Mentre affollate dolcemente i miei pensieri,

tornerò, della notte, a percorrere i sentieri.

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sabato 17 ottobre 2009

Giustizia, dove sei ?

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La notizia è recente : un’altra ragazzina stuprata e, senza girarci intorno vorrei dar voce all’ indignazione di molti, verso la giustizia ingiusta che ormai prevale in ogni àmbito.

Mi riferisco alla condanna dei due romeni Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru (a carico dei quali erano state contestate accuse gravissime quali sequestro di persona, violenza carnale, lesioni personali gravi e rapina ai danni dei due fidanzatini di quattordici anni) rispettivamente a poco più di 11 anni e 6 anni.

E, da notare, che uno dei due è stato condannato a 11 anni solo perché autore di un altro stupro. Nel dare risalto alla notizia il giornalista chiama ripetutamente "bestie" i due bipedi che hanno sfogato con violenza i loro bassi istinti su una ragazzina e malmenato il suo ragazzo.

Se la reazione è legittima, è altrettanto intollerabile che un giudice - invece di interpretare la legge con la severità che il caso richiede - la applichi con deprecabile, colpevole indulgenza.

E qualcuno, pensa che non ci sia bisogno di scrollare dalle fondamenta un sistema che arranca nel pantano di un burocrazia di una lentezza veramente colpevoli ?

E la cosa grave è che non ci si stupisce più. Un’alzata di sopracciglia, una scrollatina di spalle e....si volta pagina. Anche questo atteggiamento è, in una certa misura, colpevole. Prendiamo atto – invece – che le riforme sono indispensabili e che il rispetto deve essere conquistato con il senso del dovere e l’espletamento costante delle proprie mansioni.

I Magistrati, i Funzionari veramente solerti ci sono, ma vengono ostacolati da un sistema che fa acqua da più parti. Ogni italiano dovrebbe compiacersi se qualcosa comincia a muoversi per consentirci, almeno, di sperare nella disattivazione di un immobilismo che offende profondamente la giustizia. Riserviamo stima, ammirazione e profonda gratitudine per quei Magistrati che hanno lavorato e lavorano con encomiabile senso del dovere. Ma, anche loro devono poter contare sull’efficienza dell’intero sistema.

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giovedì 15 ottobre 2009

Parliamo d'amore, dai !

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L’amore è un’erba spontanea, non una pianta da giardino.

Ippolito Nievo

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martedì 13 ottobre 2009

Quattro cose da sapere sulla ru 486

Premessa:

Anzitutto, pollice verso, comunque, verso l'uomo che - con colpevole leggerezza - innesca la scintilla di una vita, senza valutarne le conseguenze.

renata mucci.-------------------------------------------------------------------------

Il quotidiano La Stampa nell’editoriale dei lettori del 12 ottobre 2009 ospita il Dott. Achille Della Ragione 62 anni, ginecologo di Napoli che indica :

“Quattro cose da sapere sulla ru 486”

A prescindere dalle obiezioni personali e dalle diatribe tra laici e cattolici, ci sono alcune questioni su cui, da medico, penso sia opportuno riflettere :

In ritardo di anni rispetto al mondo civile, anche nella farmacopea italiana è stato registrata la pillola RU486, il discusso prodotto che induce l’aborto per via farmacologica, ma il calvario non è ancora terminato perché si aspetta l’inutile discussione in parlamento. La Chiesa si è scatenata, facendo ricorso tra i tanti anatemi anche alla scomunica, dimenticando che l’Italia è un paese laico.

Ci sono però alcuni argomenti fondamentali sui quali è necessario riflettere.

1) Il farmaco va assunto entro la settima settimana di gestazione, per intenderci quando la donna ha pochi giorni di ritardo e si è appena accorta della gravidanza, mentre la legge prevede tutta una serie di ostacoli burocratici: dalla riflessione di sette giorni ai colloqui e alle analisi, che costringono la paziente spesso vicino al limite dei tre mesi, in ogni caso costantemente oltre il periodo nel quale il farmaco è efficace. Senza un cambiamento della normativa vigente sarà come discutere sul sesso degli angeli.

2) Il prodotto ha un costo di pochi euro e potrebbe far risparmiare allo Stato i circa 2000 euro che rappresentano il costo di un’interruzione di gravidanza in ospedale, essendo del tutto inutile il ricovero della donna per tre giorni fino al completamento dell’espulsione del materiale abortivo (in nessuno dei Paesi dove si usa la RU486 c’è questo protocollo).

3) Il vero effetto scatenante dell’aborto è dato dalla dose di prostaglandina che viene somministrata dopo due giorni. Basterebbe questo farmaco, eventualmente associato a un contratturante uterino, per ottenere lo stesso risultato, come il sottoscritto dimostra da quasi venti anni.

4) Il gravoso problema dell’obiezione di coscienza tra il personale medico e parasanitario, che assilla e paralizza tanti ospedali, sarebbe alleviato da tale metodica. È ipotizzabile che le donne possano introdursi da sole le candelette di prostaglandina e finalmente dell’aborto non dovrebbero più interessarsi legislatori e preti, medici e assistenti sociali, facendo sì che questa scelta, difficile e dolorosa, riguardi unicamente la donna e la sua coscienza.

Achille Della Ragione

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domenica 11 ottobre 2009

Il racconto mai scritto.

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Premio “Il racconto mai scritto”

Nel febbraio 2006 l’Associazione “Donne del vino” ha indetto un concorso al quale ho partecipato. Bisognava iniziare con le prime dieci righe di un romanzo da scegliere tra i dieci indicati e sviluppare il tema, a piacere. Unico obbligo parlare in qualche modo del vino. Ne sono arrivati 400 e tutti sono stati pubblicati, ma nessuno venne premiato. Lo ripropongo, qui di seguito.

Da Vaniglia e cioccolato di Sveva Casati Modignani

Caro Andrea, disgrazia della mia vita,

ho minacciato tante volta di andarmene e non l’ho mai fatto. Adesso, me ne vado. Sai quanto sia lenta ma tenace nelle mie decisioni.

In diciott’ anni di matrimonio ho misurato il tuo egoismo, la tua capacità di mentire, le tue paure, il tuo infantilismo.

Non voglio sapere come riuscirai a cavartela senza di me, visto che da solo non sei in grado neppure di aprire una lattina di birra.

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Esplodeva con queste amare, incisive parole un malessere covato troppo a lungo e a lungo analizzato con coerente consapevolezza. Con obiettiva autocritica si era costretta ad ammettere che parte del comportamento di Andrea era stato favorito dal suo atteggiamento. Cullandosi nella certezza che l’uomo che amava non si sarebbe mai infilato nel ruolo riduttivo del bambinone viziato, l’aveva accudito con la stessa amorevole sollecitudine che aveva in seguito riservato ai figli. Ma Andrea si era invece comodamente adagiato nel ruolo del sultano, lasciando affiorare imprevedibili, palesi indizi di superficialità e di egoismo. Lentamente l’amarezza, il dolore e infine la ribellione si erano instaurati nell’animo di Penelope ponendola disarmata di fronte alla deludente realtà dell’universo maschile. Sapeva che la fuga dall’approfondimento contrassegna spesso il comportamento dell’uomo che, ad ogni accenno di bufera si eclissa con un comodo “Passerà!”... ma sapeva anche, ormai, che Andrea non faceva eccezione. Si era adagiato nelle sue rassicuranti certezze, ignorandola fino a improntare negativamente il rapporto avviandolo verso la spaccatura definitiva.

Con parole che la dilaniavano aveva voluto mettere la parola fine ad un rapporto ormai irrecuperabile, ben sapendo che l’amore non è facile da soffocare. Non si estingue perchè gli si contrappongono valide ragioni per farlo, non é così arrendevole! Scorgeva davanti a sé un percorso difficile e doloroso ma, non intravedendo alternative, si sentiva ormai risoluta.

Niente lasciava quindi presagire che la totalità del contesto avrebbe potuto invece rimodellarsi proprio con il tramite dell’insperata presa di coscienza di Andrea e del tenacemente radicato amore di entrambi.

Quasi sempre, davanti ad esplicite ribellioni, l’uomo é preda di reazioni improntate allo stupore: “Non mi ero accorto del tuo disagio....!” oppure “ Pensavo tu fossi nervosa con i ragazzi...! e altre amenità. Fortunatamente, in Andrea – che incredulo e sbigottito si trovò tra le mani la lettera di Penelope – prevalse invece lo sgomento.

Gli sembrò di scoprire proprio in quel momento la profondità dell’amore che nutriva per la sua Pepe e all’idea di perderla si sentì vulnerabile e perso. Ebbe immediata la percezione elle difficoltà che avrebbe dovuto affrontare ma, per recuperare l’amore di sua moglie, si sentiva pronto a impegnarsi traendo forza dalle sue stesse inequivocabili emozioni.

Il percorso fu ovviamente lungo, tribolato e sofferto, ma tra altalenanti dubbi e speranze, si concluse però felicemente sfociando in questa imprevedibile alba nuova, che trovò Penelope supina nel lettone matrimoniale mentre assaporava la tenera percezione del calore del corpo di lui che, permeando le coltri, confluiva verso le sue membra. Aleggiavano su di lei le sensazioni della sera prima quando erano giunti nel gelido appartamento in montagna, intabarrati e increduli per la gioia del ritrovarsi. Mentre attendevano che il riscaldamento prontamente avviato desse qualche risultato, avevano acceso il grande camino del soggiorno, poi in piedi senza parlare si erano stretti in un intenso, lungo abbraccio. Ripensò al brivido di freddo e di forte emozione che la scosse e rivide lui che - senza parlare - la sospingeva verso il divano, dove la fece sedere e le pose il caldo plaid sulle ginocchia. La baciò lievemente e si diresse verso l’alta credenza, l’aprì e tornò trionfante verso di lei con una bottiglia in mano. “Ti ricordi?” mormorò. Certo che ricordava! Vini di qualità prodotti e invecchiati nella prestigiosa cantina di famiglia – nella quale lei stessa aveva profuso amorevole, entusiastico, proficuo impegno – avevano spesso siglato importanti eventi scanditi nel percorso familiare, ma consentirne l’uso in quella circostanza...le sarebbe sembrata una profanazione. In quella sera lontana lei, soffocando il pianto, gli aveva tolto dalle mani quella stessa bottiglia e l’aveva riposta nella credenza imponendo con fermezza : “Torniamo a casa”. La decisione preludeva drastiche conclusioni ma, fortunatamente il tempo e l’amore avevano compiuto il miracolo riportandoli - più consapevoli e innamorati – proprio lì dove il colloquio si era interrotto. Lo rivide con gli occhi dell’anima mentre toglieva con calma il tappo alla bottiglia e versava nei tondi bicchieri a stelo, il liquido rosso come il rubino, al quale andavano legittimamente attribuite valide qualità terapeutiche per il corpo e per l’anima.

Mentre tutto riaffiorava nitido in lei colorando di tenui, adescanti colori il suo risveglio, protese la mano e cercò sotto le coltri quella di lui che l’accolse con trepida tenerezza. renata mucci

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sabato 10 ottobre 2009

Il computer. Un amico.

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I computer sono incredibilmete veloci, accurati e stupidi.
Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati, intelligenti.
Assieme, sono una potenza che supera l'immaginazione.

Albert Einstein 1879 - 1955
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