-------------------------
I giovani sono il mio pallino. Il futuro, la mia speranza. Leggo di due recenti suicidi giovanili e i pensieri attivano il vortice dei numerosi per
ché. Qualche esperienza, frutto del lungo cammino, mi aiuta a riflettere. E' ovvio che non esiste una motivazione generica, ognuno cova per motivazioni soggettive la sua disperazione che sfocia nell'insano gesto, ma il malessere che li accomuna ha una matrice comune: la difficoltà di inserirsi in una società diversa da quella che sognavano.
Ciò denuncia una scarsa preparazione ad affrontare le negatività e ci orienta verso il concorso di colpa di chi favorisce il consolidarsi di aspettative eccessivamente rosee. Sostengo da sempre, la necessità di contrapporre decisi "no" ad alcune infantili richieste. Perché i "no" sono formativi ed evitano l'impatto improvviso con i "no" che incontrano fuori dall 'àmbito ovattato della famiglia.
Niente è dovuto e l'impegno é indispensabile al conseguimento dei risultati; le delusioni sono dietro l'angolo e - se cadere è normale - risollevarsi è indispensabile. Questo però da sùbito, dal primo vagito. Guardiamoci dal prevenire, per un malinteso senso d'amore, i loro desideri e abituiamoli ad orientare le aspettative valutando le eventuali difficoltà del percorso. Questo per evitare che la vita si prospetti come un gioioso Gardaland nel quale li attendono solo emozioni positive.
Questo non risolverà il problema, ma rafforzerà la resistenza dei nostri ragazzi agli urti di una realtà, non sempre benevola. Se queste esortazioni possono sembrare ripetitive ricordo che - sentenziavano già i latini - " Gutta cavat lapidem." (la goccia scava la pietra) -muccina
-----------------
